di Massimo Calise

Il Consiglio dei Ministri ha deciso la data del referendum costituzionale: il 4 dicembre gli italiani dovranno pronunziarsi con un si o un no. Da più parti si leva l’invito a votare valutando la riforma nel merito, ma è possibile? E, nel dubbio, è giusto astenersi?

L’ipotesi accantonata di spacchettamento del quesito referendario (v. “Referendum costituzionale, una riforma per il Paese) avrebbe consentito una valutazione articolata e di merito della riforma e, allo stesso tempo, contribuito alla spoliticizzazione del voto.

Ora, i cittadini dovranno scegliere se approvare o respingere in blocco la riforma.

Si tratta di una riforma complessa e poco condivisa che, anche per ammissione di alcuni suoi sostenitori, non è il massimo della leggibilità. Ciò non fa presagire nulla di buono vista anche l’esperienza della riforma del 2001 che, con la modifiche al titolo V (Le Regioni, le Provincie, i Comuni), ha provocato una mole impressionante di ricorsi alla Corte costituzionale: le Regioni contro leggi dello Stato e lo Stato contro leggi delle Regioni.

Il sondaggio di EMG Acqua per TG LA7 ( 26 sett. 2016) prevede che il solo 56% degli italiani andrà votare per dire NO il 35,5%, SI il 29,6% e ben il 34,9% “non sa” ancora.

Partendo da questi dati, probabilmente destinati a mutare, il 65,1% dei votanti ha un idea precisa su come votare; si tratta veramente di una valutazione di merito? Basata su documenti non di parte come, ad esempio; i due testi elettronici del Servizio Studi della Camera (ben 379 pagine complessive)?

Certo i voti si contano e non si pesano ma mi chiedo quale base condivisa potrà mai rappresentare una Costituzione votata dai più solo per sostenere la propria parte o, viceversa, per contrastare la parte avversa. Sono da comprendere, ed addirittura apprezzare cittadini dubbiosi, i “non so”; coloro che pur sentendo il dovere di non mancare ad un appuntamento tanto importante stentano, comprensibilmente, a capire cosa ci porterà questa riforma una volta approvata.

C’è tempo e molti di quest’ultimi potranno farsi un’opinione decisa; ma chi, nonostante gli sforzi, rimane nel dubbio come dovrà regolarsi? Deve astenersi dal votare?

Credo di no. È doveroso votare e nel dubbio, non dovuto ad inerzia, credo si debba dire no ad una riforma incapace di fornire un testo comprensibile e condiviso. Se il detto che la saggezza popolare suggerisce “Non lasciare la strada vecchia per la nuova” non può essere una regola, poiché a volte occorre rischiare, su aspetti basilari come la Costituzione conviene, a mio avviso, prudenza.

Un pensiero su “Referendum, il 4 dicembre si vota: si, no, non so”

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