Mancano due mesi esatti al primo voto in Parlamento per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Ma i Palazzi romani sono già in fibrillazione. E non da oggi. Si, perchè comunque vada, i partiti che fanno parte dell’attuale maggioranza si troveranno di fronte un problema di non poco conto: con quale governo tirare avanti per completare la legislatura. Certo, sullo sfondo, resta sempre l’ipotesi che Draghi continui a restare a Palazzo Chigi, magari convincendo Mattarella a prolungare il suo mandato con un bis pieno o parziale. Sarebbe la strada più semplice e, forse, anche la più razionale. Ma la Politica non è solo l’arte del possibile ma anche quella dell’impossibile.

E le manovre già in atto raccontano storie con finali molto diversi. Il Centrodestra che sembra tifare compatto Berlusconi, il Centrosinistra alla ricerca di un candidato in grado di raccogliere il massimo dei consensi e l’opposizione che ieri ha bocciato ogni ipotesi di semipresidenzialismo “di fatto” e non “santificato” dal Parlamento. Senza contare, poi, che nel caso in cui Draghi non venisse eletto, potrebbe anche lasciare la guida di Palazzo Chigi, aprendo di fatto la strada verso nuove elezioni. Insomma, un bel rebus che però è arrivato il momento di sciogliere.

Due mesi passano in fretta. Ma la mole di impegni e appuntamenti che abbiamo in agenda, non possiamo permetterci alcuna pausa. Il Covid ha ripreso a correre, i fondi dell’Europa vanno spesi al più presto, l’elenco delle riforme da realizzare è lunghissimo. Non sappiamo se alla fine Draghi farà il gran passo e si candiderà per il Quirinale. Ma sappiamo che all’Italia, in questo momento, serve un governo stabile, credibile e autorevole, in grado di portarci fuori dalla crisi. E’ una questione di metodo: per risolvere il rebus del nuovo Presidente, occorre partire da qui e non dalle manovre di questo o quel partito.

Di Antonio Troise

Giornalista professionista, blogger, editorialista, comunicatore e un passaggio obbligato dalla carta stampata al digitale.

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