SCRIPTA MANENT / Quelle lezioncine sul Sud di chi il Sud non lo conosce…

scripta manentLe parole e le voci dal e sul Mezzogiorno….

FRANCESCO BOCCIA – COSA C’E’ DIETRO LE LEZIONCINE AL SUD
Sono stanco, da meridionale, di sentirmi dare lezioni di buona amministrazione al Sud da chi il Sud non solo non lo conosce, ma non lo ha nemmeno nelle proprie corde politiche…

La favola per la quale si dice che è colpa delle Regioni incapaci, non regge più. Servono nomi e cognomi. Sanzioni e azioni conseguenti. Ma i soldi devono andare a quei territori. Qui utilizzando l’incapacità di alcune classi dirigenti, si nasconde la sottrazione di risorse al Sud…

Nel 2011 prima Fitto e poi Barca avevano costruito un percorso condiviso che aveva poi portato allo spostamento di risorse verso il cosiddetto piano di azione coesione… Risultato? Vengono stralciati 12 miliardi di euro su 60 programmati nel periodo 2007-2013… Su quei 12 miliardi, la spesa effettuata è stata di 656 mila euro. Chi sono i responsabili?

Nella legge di stabilità ai 3,5 miliardi stornati al Sud tra il 2015 e il 2018 che finiscono per finanziare gli sgravi contributivi previsti dall’articolo 12 finalizzati all’assunzione dei lavoratori, si sono aggiunti anche altri 500 milioni per quadrare i conti con Katainen.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 30 ottobre 2014

ROBERTO SAVIANO – COSE BELLE DI NAPOLI
Le “cose belle” di Napoli non voglio farle diventare coperture facili, banale conforto. Per me c’è troppo da fare, troppo da pretendere e non da pietire, troppo su cui si può lavorare e non nascondere la testa. La bellezza naturale di Napoli non mi impedisce di vederne le ingiustizie.
L’Espresso, 23 maggio 2014

ALESSANDRO BARBANO – IL SANGUE DI NAPOLI NON E’ SUCCO DI POMODORO
Napoli è irrimediabilmente «folklore». Tutto quello che accade a Napoli «sembra imitare un’immagine»…. Chissà se, nel segreto delle proprie incertezze, tesi così nette paiono garantire un rifugio nei salotti che contano, sfuggendo alla frustrazione di sentirsi napoletani. Perché è proprio questo il punto: una certa intellighenzia cittadina, che gioca di sponda con chi riduce Napoli a un luogo dove la realtà sarebbe solo mera caricatura di sé, si illude di sottrarsi con l’autocritica feroce al vizio d’origine, percepito come un fardello, di essere nata qui. Tra questi c’è il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Antonio Polito….

Per Polito si tratta di un chiacchiericcio provinciale, poiché l’unica verità evidente è quella espressa dallo storico Ernesto Galli della Loggia, che Napoli la frequenta per il fatto di essere spesso invitato a dibattiti tra le università cittadine e i salotti di Capri. La città, per lui, è un luogo senza più materialità, ove tutto è folklore, cioè finzione…

… (Polito) commette l’errore di pretendere che Napoli si veda come la etichettano gli stereotipi di un’Italia provinciale di salotti televisivi e di esangui accademie. Per fortuna, se si eccettua una narrativa da fiction che a quegli stereotipi si ispira, le migliori espressioni della cultura napoletana, nell’arte, nel cinema e nella letteratura, uniche proiezioni universali di un Paese altrimenti avvitato su se stesso, spiegano per intero la ricchezza, a tratti drammatica, di questa straordinaria città.

Certo, è rassicurante pensare che basti prendere le distanze dalla realtà per non esserne parte. Ma il pregiudizio su Napoli si fonda proprio su questo difetto: porre il punto di osservazione molto sopra i fatti e giudicarli sempre dall’alto. Cosicché anche il sangue finisce per apparire succo di pomodoro, e il succo di pomodoro monnezza…
Il Mattino, 09 novembre 2014

A cura di Paola Sangiorgi

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