Quell’albero a Posillipo con il pericolo di “Krollo”

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Di Simona d’Albora

Un cartello scritto a mano per avvisare del pericolo krollo, si proprio così, pericolo krollo. L’albero, che potrebbe cadere rovinosamente e ferire o ammazzare qualcuno, incombe sulla panchina nel comunale si è dedicata all’abbattimento e potatura a tutto spiano dei bellissimi pini della collina di Posillipo, ben 34 gli alberi abbattuti perché ritenuti pericolosi e ad oggi ne sono stati censiti e classificati ben 463 sulla collina di Posillipo. Un’operazione che ha sollevato molte polemiche e che comunque arriva tardivamente, ormai sono passati due anni da quando Cristina Alongi fu schiacciata da un albero che si abbatté sulla sua macchina in Via Aniello Falcone. Cristina non c’è più è persino Sodano si rende conto che sta affrontando un’operazione delicata e con tutti i disagi provocati proprio alla collina di Posillipo da questa operazione, su questa vicenda si tenta in tutti i modi di mantenere un profilo basso. Bene, ci voleva, anche se fanno un po’ tristezza gli alberi di via Petrarca senza la loro meravigliosa chioma, scarusati del tutto. Ma è anche vero che il problema degli alberi non sono solo di staticità e sana costituzione, ma sono anche le radici che hanno divelto il manto stradale e hanno invaso marciapiede e carreggiata. Il pino non è un albero adatto alla città, le radici, crescendo in senso orizzontale, si appropriano del terreno prepotentemente creando avvallamenti pericolosissimi sia per le automobili che per i marciapiedi. E non fa niente se l’immagine di Napoli rimane ancora quella del Vesuvio da dietro a un pino, che comunque non c’è più. Per ora rimane un misterioso cartello scritto a mano che pone degli interrogativi a chi vorrebbe godersi il panorama sotto l’ombra del pino: chi ha verificato la staticità di quell’albero? Perché quel cartello scritto a mano e non su carta comunale? Il pericolo di crollo, o krollo, è reale? Certo la pendenza fa pensare che presto potrebbe abbattersi sulla panchina,  è inquietante che a segnalarlo non sia il Comune di Napoli, ma un cittadino forse zelante.

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