Quei primati del regno di Napoli che l’Italia volutamente ignora

Quei primati del regno di Napoli che l’Italia volutamente ignora

Di Michele Eugenio Di Carlo

Praticamente sinora i cosiddetti primati delle Due Sicilie venivano screditati quando non ridicolizzati. Oggi che, grazie anche alla ricerca storica svolta anche fuori dal mondo accademico da numerosi studiosi e storici locali appassionati, comincia a venire alla luce che quei primati erano reali, essi improvvisamente cominciano a trasformarsi da duosiciliani a italiani. L’esempio ci viene direttamente dai festeggiamenti passati da alcuni giorni per il 180° anno della prima ferrovia Napoli-Portici del 1839
Non solo l’ ottimo professor Gennaro De Crescenzo ha parlato di primati nel testo “Le industrie nel Regno di Napoli” edito dalla Grimaldi di Napoli, ad esempio, ne aveva trattato anche il deputato garganico Michele Vocino nel Secondo dopo guerra nel testo “Primati del Regno di Napoli”, ripubblicato recentemente sempre dalla Grimaldi.

In un mondo ormai profondamente globalizzato è sempre più necessario saper proporre l’alto valore etico che risiede nell’analisi ragionata, nella ricerca paziente, nel sapere antico che la storia del nostro territorio suggerisce alle generazioni presenti e future.
Questa ricchezza di saperi, intensamente connaturata alla natura del lavoro e alla particolarità della passione degli studiosi che se ne occupano, spinge e stimola ad approfondire gli studi e le ricerche sul Sud prima del processo unitario. Un’epoca, quella della vituperata dinastia borbonica, poco indagata localmente, minimizzata e denigrata prima e dopo il processo unitario, per essere poi più agevolmente ignorata, dimenticata, addirittura oscurata.

Non certamente dal dottore Michele Vocino, il garganico originario di Peschici, che era stato – come ricorda Giuseppe Catenacci, curatore per conto della Grimaldi & C. Editori di Napoli del testo di Vocino sugli ordinamenti, le risorse naturali e le attività del regno di Napoli, prima dell’unità d’Italia – Direttore generale del Ministero della Marina, Consigliere di Stato e, infine, deputato nella 1ª legislatura repubblicana, oltre che intellettuale appassionato studioso della storia, delle condizioni sociali e politiche, delle antiche tradizioni del Gargano, della Puglia, del Meridione.
Le indubbie qualità culturali di Michele Vocino lo portarono di diritto a far parte del “Comitato promotore delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia” costituito il 2 giugno 1958 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, composto dai maggiori e più insigni rappresentanti del mondo culturale, scientifico e politico italiano. Era la perfetta occasione – a suo modo di vedere – per una seria revisione storica degli avvenimenti che avevano accompagnato il cruento e brutale processo unitario, soprattutto per sciogliere il velo oscurantista e umiliante sotto il quale erano state relegate per circa un secolo le sacrificate popolazioni del Meridione, le cui migliori energie e intelligenze erano state disperse in giro per il mondo.
Resosi conto dell’ostracismo con cui venivano accolte le sue proposte, il nostro deputato si dimise dal Comitato e si dedicò alla ricerca della documentazione necessaria affinché fossero rese note le sue tesi meridionaliste, pubblicando appena l’anno successivo, il 1959, il testo che Catenacci ha definito «la sua opera più significativa»: “Primati del Regno di Napoli: attività meridionali prima dell’Unità”. Sembrano gli anni del «miracolo economico»; anni in cui realmente il divario tra nord e sud si stava riducendo e, pertanto, non era ancora giunto il tempo di fare i conti con la Storia. Tra l’altro, nessuno aveva ancora messo in dubbio l’esistenza di un divario iniziale tra le Due Italie.

Oggi che il contesto culturale sta gradatamente e lentamente cambiando e che nuove conoscenze «consentono di riesaminare in maniera diversa» il tema tanto dibattuto negli ultimi decenni, la voce di Vocino non appare più isolata. Conoscenze a cui sicuramente storici ed economisti più datati non potevano, o non volevano accedere, sono state illustrate nella relazione “Alle origini del divario” che Paolo Malanima, noto economista, ha esposto a Roma nel maggio del 2011 nell’ambito del Convegno “Nord e Sud a 150 anni dall’Unità d’Italia”, organizzato dalla SVIMEZ , poi pubblicata a Roma nel numero speciale dei “Quaderni Svimez” nel marzo del 2012. Conoscenze a cui ha dato un contributo decisivo lo scrittore Pino Aprile con il testo “Terroni”. Un Pino aprile – ricordiamolo – che in questi giorni sta fondando un movimento politico (Movimento 24 agosto) che chiede finalmente equità territoriale e giustizia per il Sud.

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