Quando Napoli era una Capitale. Nel 1845 il più grande congresso mondiale degli scienziati. All’epoca i cervelli non erano in fuga…

Quando Napoli era una Capitale. Nel 1845 il più grande congresso mondiale degli scienziati. All’epoca i cervelli non erano in fuga…

“Solenne festa delle scienze severe”, il 20 settembre 1845 il ministro dell’Interno Nicola santangelo, alla presenza di re Ferdinando II con la famiglia e la Corte al seguito, inaugura il settimo Congresso degli scienziati.

E’ l’evento di maggior rilievo dell’Ottocento per la storia delle scienze, delle lettere, della politica e della cultura; e coinvolgerà oltre 1600 scienziati. Agli scontati primati nel campo delle lettere si affiancano dunque dibattiti e conferme sul valore scientifico della mineralogia, della matematica e della medicina nel Regno di Napoli.

A dir poco notevole fu pure l’aspetto organizzativo, che vedrà i Borbone impegnati a mostrare agli illustri ospiti le bellezze del territorio: gli studiosi poterono godere anche di momenti ludici – come la celebre festa organizzata negli appartamenti reali – e furono coinvolti in una sorta di mini Grand Tour tra Capri, Paestum e il Vesuvio.

D’altra parte era un’occasione storica per l’immagine” del sovrano, come ebbe a ricordare Luigi Settembrini: “Il re che conosceva di esser tenuto per nemico di ogni sapere, per mostrar falsa l’accusa, volle il congresso, e ordinò che gli scienziati fossero accolti splendidamente e invitati anche a corte”. Dunque, il re si industriò per mostrare il meglio di sé e del Regno, e si può dire che riuscì nel suo intento. Anche perché proprio per l’evento fece inaugurare tre importanti istituzioni scientifiche: la “Specola vesuviana” (che diventerà l’Osservatorio vesuviano), l’Archivio di Stato nella sede del monastero di Severino e Sossio, e il Museo anatomico nell’università.

Tuttavia, non mancò la preoccupazione per la possibilità che tra i numerosi ospiti si potessero annidare dei nemici della dinastia, per questo motivo, su segnalazione del capo della polizia Del Carretto, tutti gli scienziati furono sottoposti ad una meticolosa schedatura (con tanto di “pagella” con i buoni e i cattivi) e a controlli talmente severi da provocare la reazione del ministro dell’Interno, Nicola Santangelo, che era tra gli organizzatori e si scontrò con il suo potente sottoposto sui passaporti degli ospiti. Così non mancò qualche momento di imbarazzo: come quando una Commissione medica ad hoc sconsigliò la visita della Real Santa Casa dell’Annunziata e degli Incurabili perché l’assistenza versava in pessime condizioni.

Al di là delle asfissianti misure di sicurezza – peraltro per molti versi comprensibili – il programma dei lavori si svolgerà regolarmente e darò grandi soddisfazioni ai partecipanti, e in particolare vedrà l’affermarsi della metodologia positivista, che ebbe illustri antesignani proprio negli scienziati del Regno, tra cui Gabriele Oronzo Costa (biologo), Vincenzo Lanza e Salvatore Tommasi (entrambi docenti di Medicina pratica).

Le sessioni di medicina e chirurgia, più di altre, ratificheranno il ritorno alla tradizione ippocratica, dunque ad una medicina di pura osservazione che aveva visto in Domenico Cirillo e Domenico Cotugno due autentici fari.

Nel congresso – che sarà il più numeroso di tutti – si affermeranno i contributi originali di Salvatore de Renzi sulla Storia della medicina e di Benedetto Vulpes, primario incurabilino, che per primo studiò gli strumenti chirurgici degli antichi romani (trovati a Ercolano e Pompei), ricollegando così il passato e il presente della scienza medica partenopea.

Nei quindici giorni del simposio nelle sessioni di Anatomia, Chirurgia e Medicina pratica darannoOttima prova di sé altri medici della scuola napoletana come Angelo Camillo De Meis, Tito Livio de Santis Antonio de Martini, Stefano delle Chiaie, Lorenzo Bruni, Lionardo Santoro.

Il ministro dell’Interno Nicola Santangelo

I dibattiti serrato colpiranno a tal punto gli ospiti stranieri cha al loro ritorno in patria sottolineeranno l’alto livello scientifico degli scienziati del Regno.

fonte: Museo della medicina presso gli Ospedali degli Incurabili di Napoli

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