Quando la politica litiga anche sul milite ignoto

Fu un anno molto difficile il 1921. Fu l’anno della nascita del partito comunista, della conclusione del patto di pacificazione che avrebbe dovuto mettere fine agli scontri tra fascisti e socialisti, della trasformazione del fascismo da movimento in partito. Fu un anno tra i più densi, insomma, di avvenimenti dell’inquieto dopoguerra.
Proprio sul finire di quell’anno, il 4 novembre, giorno della ricorrenza della vittoria 1921, ebbe luogo la solenne cerimonia della tumulazione della salma del milite ignoto a Roma in una cripta-sacrario all’altare della patria. Fu un avvenimento di grande valore simbolico che, al di là delle appartenenze politiche e delle emergenze economiche e sociali, servì a ribadire il senso di appartenenza di tutti gli italiani alla comunità nazionale e a rammentare i sacrifici, i tanti sacrifici, costati agli italiani”, scrive lo storico Francesco Perfetti sul Giornale.

La proposta
La proposta di onorare i caduti italiani della Grande Guerra venne fatta nel 1920 dall’allora colonnello in congedo Giulio Dohuet, il teorico della «guerra aerea». Venne fatta propria come proposta parlamentare da Cesare Maria De Vecchi, uomo vicino alla Casa Reale. Ma era una proposta che aveva preso a modello analoghe iniziative già realizzate in altri paesi belligeranti.

La salma
La salma del milite ignoto venne scelta a caso nella basilica di Aquileia dalla madre di un volontario irredentista, sistemata sull’affusto di un cannone e posta su un carro funebre ferroviario seguito da sedici carrozze . Ali di folla commossa, ma in rispettoso e riverente silenzio, attese spesso addirittura per ore, nelle varie stazioni, il passaggio del convoglio. Fu un lungo viaggio durato dal 29 ottobre al 2 novembre.

La tumulazione
La tumulazione della salma avvenne con un rito fu brevissimo e sobrio. Non vi furono discorsi ufficiali. Il Re, Vittorio Emanuele III, non li volle sostenendo che il significato della cerimonia era, di per sé, così elevato che nessuna parola sarebbe stata in grado di esprimere sentimenti adeguati alla solennità del momento e capaci di rendere il dovuto onore al sacrificio del fante italiano. Alla cerimonia non furono assenti neppure i comunisti e i socialisti.

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