Privatizzazione delle Ferrovie, i paletti di Del Rio e gli errori da non ripetere

Dopo le Poste, i treni. Il governo cambia passo sulla privatizzazioni, rispettando così gli impegni assunti con l’Europa. Ma sarebbe un grave errore pensare di vendere asset strategici, come quello delle ferrovie, solo per fare cassa. O, per centrare l’obiettivo di ridurre quel debito pubblico che pesa come un macigno sulle spalle degli italiani. Bisogna evitare, insomma, di ripetere gli errori degli anni 90, quando la prima stagione delle privatizzazioni venne segnata da molti passi falsi e conseguenze pesanti per lo stesso sistema produttivo. Due esempi per tutti: Alitalia e Telecom.

Per le Ferrovie, per la verità, siamo in presenza di una privatizzazione parziale, sul mercato finirà solo il 40% della società.  Il controllo dell’azienda continuerà ad essere nelle mani dell’azionista pubblico, il ministero dell’Economia. Un “paletto” importante, ma non ancora sufficiente. Le Ferrovie sono un’azienda particolare, verrebbe da dire bifronte. Competitiva e privata quando offre servizi ad alto valore aggiunto come l’alta velocità. Poco appetibile e squisitamente pubblica quando, invece, deve garantire il servizio universale e raggiungere anche città e piccoli comuni poco appetibili dal punto di vista del business. Ma non basta. Nel suo portafoglio c’è un asset fondamentale dal punto di vista del sistema Paese: la rete ferroviaria. Una componente importante per determinare il valore dell’azienda ma che non può essere lasciato solo nelle mani del mercato perché rischia di creare strozzature se non delle vere e proprie distorsioni nella concorrenza. L’esatto contrario di quello che, invece, una seria e corretta politica delle privatizzazioni dovrebbe perseguire.

Il ministro dei Trasporti si é già affrettato a rassicurare che, prima della privatizzazione, ci sarà lo scorporo della rete da Trenitalia. Un impegno sicuramente importante. Ma forse non ancora sufficiente per diradare tutti i dubbi. L’impressione, insomma, che ancora una volta privatizzare in Italia sia solo sinonimo di fare cassa. E che la vendita di aziende pubbliche non si inserisce in un disegno strategico in grado di conciliare le esigenze bilancio pubblico con quelle del sistema paese e dei cittadini.  L’operazione Trenitalia, da questo punto di vista, può rappresentare una grande occasione per cambiare passo sulle vendite di Stato. Ma solo se ci saranno le adeguate garanzie sul versante dei servizi offerti e della proprietà pubblica della rete. Altrimenti rischieremmo ancora una volta di privatizzare solo i profitti lasciando solo al mercato il compito di difendere gli interessi collettivi. Una strategia che non ha dato buoni risultati in passato.

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