Primo maggio, a Matera la festa del lavoro autonomo

“Lavoro e cultura si incontrano”. E’ questo il tema su cui si e’ incentrata la manifestazione per la celebrazione del Primo maggio, organizzata dalla Confial (Confederazione italiana autonoma lavoratori), organizzata questa mattina a Matera, citta’ Capitale europea della Cultura. Presenti oltre 200 quadri e delegati da tutta Italia, in cui il sindacato e’ presente in 14 regioni, ma in forte ascesa per riempire le caselle delle realta’ territoriali mancanti. “In Italia – ha spiegato il segretario nazionale, Benedetto Di Iacovo – c’e’ un evidente problema di produttivita’: non riusciamo a produrre valore aggiunto e ci accontentiamo di quello che abbiamo, cercando di recuperare quanto abbiamo perso attraverso la svalutazione del lavoro. Il risultato e’ che i nostri salari si stanno pericolosamente avvicinando a quelli dell’Europa dell’Est, non compensati pero’ dai ritmi di crescita elevati. Da un lato bisognera’ porsi il problema di come premiare diversamente gli investimenti di lunga durata rispetto agli investimenti a breve; dall’altro, vedere come superare con immediatezza le difficolta’ a investire sulla ricerca, sulla innovazione, sulla formazione. Trovare nuove forme di organizzazione e pensare a un intervento pubblico nella ricerca, nell’innovazione tecnologica e nella formazione rivolto alla piccola impresa e’ la cosa piu’ urgente da fare, altrimenti andiamo incontro al disastro. E a questo dobbiamo associare nuovi diritti per i lavoratori, come il diritto alla formazione permanente, se vogliamo provare a correggere i danni che ci sono stati in questi anni”.

Non e’ mancato un accenno alla storia del movimento sindacale confederale italiano. Quella che, ormai, viene definita “la triplice” dovrebbe spiegare all’Europa e alla globalizzazione dei mercati la sua liturgia dei tavoli separati per la contrattazione, considerando che cio’ non esiste in nessuna parte del mondo e che invece gli autonomi, solo loro e l’accolita Confindustria, li considerano come degli “appestati in chiesa”.Cio’ al punto che la stessa ipotesi di istituzione del “salario minimo” per legge, sulla quale cosa come Confial siamo assolutamente favorevoli – ha concluso Di Iacovo – si tenta di inserire elementi regolatori (occulti e incostituzionali) di legare il riferimento ai minimi contrattuali solo a quei contratti sottoscritti dalle Organizzazioni comparativamente maggiormente rappresentative: un illogico giuridico, per eludere la Costituzione e la previsione in esso contenuta all’art.39 in materia di disciplina dell’efficacia generale dei contratti collettivi e rappresentativita'”.

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