Pompei rivivere bianco e nero, ecco i tesori nascosti

Pompei, via del Lupanare
Pompei, via del Lupanare

In bianco e nero, sullo sfondo il Vesuvio, sono le immagini dei video custoditi dall’Istituto Luce che mostrano una Pompei degli anni 20/30 totalmente muta, composta e indescrivibilmente seducente, lontana da quella caotica e abbandonata a cui siamo spesso abituati. Francesco Erbani, giornalista della Repubblica, attraverso una video intervista rivolta a  Fabrizio Pesando archeologo dell’Istituto universitario orientale di Napoli , racconta proprio di quella Pompei degli anni 20/30 e di come si siano riunificate le due parti della città scavate allora chiedendo all’archeologo che differenza c’è tra la Pompei degli anni 20/30 e quella di oggi. La Pompei di tanti anni fa è il risultato di una serie di scavi compiuti all’inizio dell’800 per mettere in luce gran parte della città con due nuclei fondamentali, uno verso la zona ovest della città dove si trova il Foro  e le case più importanti (es: Casa del Fauno ) e poi un grande nucleo abbandonato costituito dal teatro che era stato parzialmente scavato dai Borboni e poi in parte rinterrato. La finalità degli scavi degli anni 20 era quella di unire questi due grandi nuclei separati dal piano di campagna, obiettivo che si pone   Maiuri, archeologo dell’Istituto universitario orientale di Napoli, di riunificare le parti della città fino ad allora scavate, quella del Foro e quella dell’Anfiteatro, e separate da un terrapieno sotto il quale giace la via dell’Abbondanza. Lo scavo attribuirà a Pompei la sua vera dimensione: un organismo urbano che lentamente riemerge da un sonno secolare. Non solo, quindi, un insieme di pregevoli domus dove sono conservati oggetti da musealizzare. Tra le immagini dei video compare la Schola Armaturarum, l’edificio adibito a luogo di riunione militare, palestra di arti gladiatorie. Queste immagini sono le uniche a documentare il manufatto prima del bombardamento che nel 1943, investendo parte di Pompei, colpì la Schola, distruggendo i suoi affreschi (ben visibili in quella manciata di secondi). Le immagini sono rilevanti anche per un altro motivo: la Schola Armaturarum viene giù nel novembre del 2010, primo dei crolli che hanno flagellato Pompei negli ultimi tempi, uno stillicidio di episodi di degrado che hanno raccontato al mondo la precarietà in cui la città antica sembra precipitata. E che in questi filmati sembra inimmaginabile.

Fonte:repubblica.it

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