Pizzaiuolo stories, ragazzi cresciuti a pane e impasti

Ragazzi cresciuti a pane e impasti. Con vite trascorse tra i banconi delle pizze più che tra i banchi di scuola. Con notti insonni passate a far crescere “la pasta” e storie dure tra sacchi di farina e stenti. Quello andato in scena ieri alla Sala Santa Maria La Nova ad opera dell’APN e della Squisito Eventi è stato un dialogo a più voci, ma con una lingua sola: quella del pizzaiuolo. Un racconto in cui gli uni si sono ritrovati con gli altri rispecchiandosi nella stessa realtà e un trascorsi comuni. Il bello di “Pizzaiuolo stories”, è stato proprio questo: creare emozione facendo riemergere ricordi di famiglia. E negli aneddoti raccontati da 40 protagonisti di questo mondo, ripresi integralmente da Sergio Miccù, presidene dell’Associazione pizzaiuoli napoletani nel suo libro “O’ Pizzaiuolo” (disponibile da Feltrinelli),  c’è stata la piena presa di coscienza di percorsi di vita molto simili tra loro.

Un mestiere, quello del pizzaiuoo, da due anni riconosciuto come arte, ma non ancora asceso al rango di professione. Non a caso, nel suo intervento, tra gli scranni che normalmente ospitano i consiglieri della Città Metropolitana di Napoli, proprio Miccù ha rincarato la dose: “Il tema del futuro è proprio quello di una qualifica professionale riconosciuta dallo Stato che ancora manca”. Una affermazione che ha fatto scattare l’applauso delle 40 giacche bianche presenti all’evento, nonostante la contemporanea partita del Napoli e una città paralizzata dal traffico dovuto a manifestazioni di protesta e al contemporaneo evento sportivo.

“Il Napoli oggi ha segnato 4 goal e noi ne abbiamo fatti 40″, hanno detto in coro i protagonisti dell’evento.

La vendita del libro servirà anche a finanziare il restauro della chiesa Santa Maria Stella Maris affidata all’Associazione I Sedili di Napoli, una Onlus presieduta da Giuseppe Serroni.

“C’è un ruolo che spetta ai pizzaiuoli dopo il riconoscimento Unesco: contribuire, aldilà degli stereotipi, alla crescita di Napoli nel mondo. Se la loro arte – ha detto Sergio Miccù spiegando le ragioni del volume nel corso del dibattito coordinato dal giornalista Luciano Pignataro – è un bene dell’Umanità, allora quell’arte, deve servire a fare da collante alle tante straordinarie risorse della nostra terra già riconosciute come patrimonio mondiale e ad alimentare turismo. E’ per questo che il ricavato del libro andrà all’Associazione I Sedili di Napoli, con la quale più volte come APN abbiamo collaborato, per contribuire al restauro di una delle tante chiese abbandonate ubicate ai Decumani, ossia nello straordinario Centro Storico di Napoli, già patrimonio Unesco. Con il presidente della Onlus, Giuseppe Serroni, abbiamo individuato la chiesa Stella Maris. Il libro – ha precisato Miccù – non è una classifica o una premialità, ma solo una raccolta di esperienze dirette che mi sono state privatamente fatte nel corso della mia esperienza di presidente dell’Associazione pizzaiuoli e che ho voluto, con il consenso dei protagonisti, rendere pubbliche proprio per spiegare perché era giusto e ci siamo impegnati tanto per garantire a quest’arte il riconoscimento dell’Unesco. Siamo convinti che i racconti dei pizzaiuoli, con i loro aneddoti e i loro ricordi, possano trasferire al lettore, ma anche ai consumatori, il valore di quel disco di pasta che non è solo una pietanza, ma è la cultura stessa di Napoli”, ha concluso Sergio Miccù.

Un quadro che coincide con l’idea del neoassessore al’Assessore al Commercio del Comune di Napoli: “L’arte nella manipolazione della pizza è ciò che rende unica la figura del pizzaiuolo napoletano, custode di una delle più antiche tradizioni che si tramanda da secoli da padre in figlio, da maestro ad apprendista. In più Napoli è un caso unico in cui si fa un’esperienza culturale anche andando a mangiare una pizza”.

“C’è un ruolo che spetta ai pizzaiuoli dopo il riconoscimento Unesco: contribuire, aldilà degli stereotipi, alla crescita di Napoli nel mondo. Se la loro arte – dice Sergio Miccù spiegando le ragioni del volume – è un bene dell’Umanità, allora quell’arte, deve servire a fare da collante alle tante straordinarie risorse della nostra terra già riconosciute come patrimonio mondiale e ad alimentare turismo. E’ per questo che il ricavato del libro andrà all’Associazione I Sedili di Napoli, con la quale più volte come APN abbiamo collaborato, per contribuire al restauro di una delle tante chiese abbandonate ubicate ai Decumani, ossia nello straordinario Centro Storico di Napoli, già patrimonio Unesco. Con il presidente della Onlus, Giuseppe Serroni, abbiamo individuato la chiesa Stella Maris. Il libro – ha precisato Miccù – non è una classifica o una premialità, ma solo una raccolta di esperienze dirette che mi sono state privatamente fatte nel corso della mia esperienza di presidente dell’Associazione pizzaiuoli e che ho voluto, con il consenso dei protagonisti, rendere pubbliche proprio per spiegare perché era giusto e ci siamo impegnati tanto per garantire a quest’arte il riconoscimento dell’Unesco. Siamo convinti che i racconti dei pizzaiuoli, con i loro aneddoti e i loro ricordi, possano trasferire al lettore, ma anche ai consumatori, il valore di quel disco di pasta che non è solo una pietanza, ma è la cultura stessa di Napoli”, ha concluso Sergio Miccù.

Un quadro che coincide con l’idea del neoassessore al’Assessore al Commercio del Comune di Napoli: “L’arte nella manipolazione della pizza è ciò che rende unica la figura del pizzaiuolo napoletano, custode di una delle più antiche tradizioni che si tramanda da secoli da padre in figlio, da maestro ad apprendista”.

Anche Flavia Sorrentino, responsabile del progetto “Scegli Napoli” e da sempre fervida sostenitrice della tutela dell’arte del pizzaiuolo, ha parole di grande efficacia: “la pizza – dice – non è solo un buon alimento, ma l’incarnazione del genio creativo di Napoli. Valorizzare le nostre eccellenze è fondamentale per conservare la memoria delle tradizioni e creare, nello stesso tempo, nuove opportunità di sviluppo”.

“Grazie al contributo dell’APN, il restauro della chiesa neogotica di Santa Maria Stella Maris – ha detto Giuseppe Serroni – concorrerà al recupero non solo delle memorie storiche e devozionali, ma potrà rappresentare anche un volano di sviluppo per i giovani che fanno riferimento all’Associazione I Sedili di Napoli e del quartiere Pendino”.

La prefazione del libro, affidata a Pier Luigi Petrillo, UNESCO Chair Holder in Patrimonio culturale immateriale e Diritto Comparato dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza è una ulteriore spinta verso il futuro: “La data del riconoscimento, non è stata un punto d’arrivo ma ha rappresentato – si legge – un punto di partenza per la comunità partenopea che assieme continua ancora a cooperare per rafforzare il processo di valorizzazione di questa conoscenza tradizionale che per i pizzaiuoli non è mero folclore ma anima e cuore della sua identità, da proteggere e salvaguardare dal lato oscuro della globalizzazione”.

Erano presenti l’imprenditore Antimo Caputo del Molino Caputo: ” siamo orgogliosi di sostenere l’associazione pizzaiuoli napoletani: girando il mondo – ha detto – voi tutti ci rappresentate e valorizzate il nostro territorio”; il referente del caseificio Orchidea, Raffaele Maiello: “la bellezza di questo libro – ha evidenziato nel corso dell’intervento – è mettere in risalto chi ogni giorno realizza quel lavoro” e Giuseppe Russo Krauss inventore di ScugnizzoNapoletano: “vedere tante giacche bianche tutte insieme mi ha riempito di gioia, così come sapere che il mio forno può essere uno strumento per la valorizzazione di questa arte laddove non possa essere utilizzato il forno a legna”.

Il volume è edito da Gm Press. La comunicazione dell’evento “Pizzaiuolo Stories” è stata curata da Bc Communication Services

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