Pirandello inedito, una raccomandazione ai figlio disoccupato

pirandello-rosso

”So da mio figlio Stefano che stai per dar nuova vita alla rivista ‘900’, ma in grande questa volta, e a foglio settimanale. Caro Massimo, desidererei tanto che la rubrica della critica letteraria tu l’affidassi al mio Stefano, il quale e’ ora a spasso. Egli s’e’ rimesso a lavorare seriamente, e quel posto gli servirebbe in tutti i modi. Conto sulla tua amicizia, e ti ringraziero’ a cose fatte”.

E’ una raccomandazione per il figlio disoccupato quella che Luigi Pirandello (1867-1936) formulava allo scrittore Massimo Bontempelli in una lettera inedita, datata Parigi 15 gennaio 1931, custodita nel Fondo Manoscritti del Getty Research Institute di Los Angeles e ora pubblicata a cura di Giuseppe Faustini sulla rivista ‘Nuova Antologia’. Nella stessa lettera, Pirandello informava Bontempelli di progetti che stavano a cuore ad entrambi ma per i quali non prevedeva nulla di buono.

Il soggiorno a Berlino, iniziato insieme a Marta Abba, doveva essere nelle intenzioni e nelle attese di Pirandello l’occasione di un’affermazione e di un rilancio del suo teatro con ‘Questa sera si recita a soggetto’, che invece non ci fu. Pirandello si era di conseguenza trasferito a Parigi, roso dalla solitudine e abbattuto dalla depressione. Scrisse dunque a Bontempelli nella lettera inedita: ”Io mi sento qua (ma ormai come dovunque) in un’atroce solitudine. Ho la consolazione di seguitare a deperir corporalmente sempre piu’, di giorno in giorno, come una promessa che presto finiro’ di patire. Ne sarebbe tempo!”

Go to TOP