di Giuseppe Cristoforoni

In Italia il primo impulso verso una transizione a mezzo “GAS” vi fù negl’anni 29 con la crisi finanziaria, fu
la politica di autarchia voluta dal regime fascista “volta a creare un’economia di autosufficienza” in preparazione degli eventi bellici che si andavano delineando in alternativa al petrolio importato dall’estero;
rafforzata ancora di più con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale che rende ancora più difficile il recupero di risorse energetiche e costringe al razionamento della benzina. Vi furono soluzioni insolite, come il “gasogeno”, un ingombrante impianto costituito da una sorta di caldaia alimentata a legna o carbone e applicata sulla vettura per generare del gas.

Negli anni 30’ inizia la storia dell’AGIP e nel 1944 fu scoperto il primo grande giacimento di gas italiano, in contemporanea le la Officine Meccaniche Tartarini (OMT), ottimizzarono il sistema con il ”riduttore” un carburatore a metano e una bombola, cosi il “gasogeno”, era fisso a terra come colonnina per produrre il gas, che a sua volta veniva caricato in bombole, che una volta scariche venivano cambiate all’auto con quelle piene, ci fu un grosso incremento, ma, a far aumentare le richieste arrivò un provvedimento del 1943 nel quale si comunicò che “tutti i civili che possedevano una vettura avrebbero ottenuto il foglio di circolazione esclusivamente se installavano il carburatore a metano”;divenne obbligatorio.

Con l’avvento del petrolio a basso costo negli anni Sessanta, l’era del gas naturale per autotrazione si ridimensionò in fretta, ma proprio in quegl’anni gli ecologi erano preoccupati che l’uomo potesse alterare l’atmosfera, e si era già a conoscenza che il gas inquinasse meno di benzina e gasolio, e, si auspicò già da allora la transizione.

A ridare un po’ di slancio al metano furono le crisi petrolifere del 1973 e del 1978 che fecero balzare in alto i prezzi di benzina e gasolio e, considerato l’embargo del greggio dei Paesi arabi, costrinsero le autorità a imporre le prime domeniche a piedi dovute all’austerità. Un periodo dove si tornarono a convertire auto e ad aprire distributori a gas.

Giunse la scelta del Governo di tassare il gas naturale facendo lievitare il costo al metro cubo da 67 a 200 lire.
Altro colpo arriva nel 1983, quando il governo Craxi decise di introdurre il “superbollo” anche per le auto a gas, contraendo ulteriormente il mercato, scelta che condannò il metano a rimanere a lungo una opzione marginale.

La rivincita del metano si ha negli anni Novanta, a favorirla furono le nuove politiche fiscali che permisero di mantenere basso il costo alla pompa, gli incentivi all’acquisto promossi per alcuni anni;

Il gas naturale (se ne era certi all’epoca) offriva indubbi vantaggi grazie alla sue caratteristiche chimiche che consentono di ridurre le emissioni generate in fase di combustione rispetto a un modello a benzina o diesel: -18% di CO2, -72% di ossidi di azoto, -75% di monossido di carbonio, -82% di idrocarburi incombusti e -88% di ozono.

[Ma questo ad oggi è stato dimostrato non vero! “Gli studi recenti indicano che il particolato prodotto dalla combustione del metano è, come massa, inferiore a quello prodotto dal gasolio, ma le particelle i “NOX” sono in numero superiore e più piccole, quindi potenzialmente più pericolose per la salute”.]

E proprio oggi in tutta Europa si riparla di TRANSIZIONE, una TRANSIZIONE lunga TRENT’ANNI proprio con il gas, ma questa volta con l’aggiunta del GAS-BIO ossia BIOGAS da RIFIUTI DIGESTATI e da BIOINGEGNERIE anche esse da DIGESTARE;

La paura di sbagliare, o di essere definiti poco concreti, e, per alcuni stupidi, li sta assimilando agli altri.
La follia umana non ha pudore!
Le cose cambiano,molto velocemente;
Non possiamo attendere, continuando a sbagliare, al 2050 per arrivarci!
Il FUTURO solo a volerlo davvero è già PRESENTE!

Il metano: “insistono a farlo passare per un combustibile pulito, ma il metano pulito non è”, basta tener conto che alla sua sola estrazione, e al suo convogliamento le perdite sono pari al 3% del totale e vanno direttamente in atmosfera; anche se a parità di energia prodotta è responsabile di emissioni di CO2 inferiori (del 24%) rispetto a benzina e gasolio, è di per sé, e resta un gas serra: “Gli studi recenti indicano che il particolato prodotto dalla combustione del metano è, come massa, inferiore a quello prodotto dal gasolio, ma le particelle sono in numero superiore e più piccole, quindi potenzialmente più pericolose per la salute”.
In perfetta sintonia con il governo precedente, “questo governo vuol fare dell’Italia un Hub del gas, un piano in cui la realizzazione del TAP non è mera rassegnazione per non pagare penali, ma opera necessaria per essere un Hub”.
Non dimentichiamo che l’Eni la multinazionale controllata dallo stato italiano, sta investendo nelle raffinerie di biogas, come a Gela; ricordiamo che Eni e Coldiretti hanno sottoscritto un accordo di collaborazione con l’obiettivo di sviluppare nel settore trasporti la filiera nazionale del biometano avanzato, prodotto da rifiuti, valorizzando gli scarti e sottoprodotti ottenuti dall’agricoltura e dagli allevamenti. Il protocollo d’intesa è stato firmato a Lodi.
L’obiettivo – spiegano – è la creazione della prima rete di rifornimento per il biometano agricolo “
dal campo alla pompa” per raggiungere una produzione di 8 miliardi di metri cubi di gas “verde” entro il 2030 e aiutare l’ambiente.
il biometano di cui parla il Piano non sarà ottenuto solo da scarti e rifiuti, ma dallo “sviluppo di una filiera agricolo/industriale per la produzione di biometano sia da matrice agricola, sia da rifiuti” come chiarisce SNAM.
Più in generale, le compagnie petrolifere, non avendo interesse nel carbone, sono d’accordo per la progressiva sostituzione delle centrali termoelettriche a carbone con centrali turbogas a metano, vedendo in questa trasformazione non solo un interesse economico, ma per la seconda volta una grandissima speculazione!
Correva l’anno 2013, ricordo benissimo la questione della
RICONVERSIONE A CARBONE PULITO” DELLA CENTRALE A2A DI MONFALCONE, ricordo indelebile,   una interrogazione a risposta scritta di dieci parlamentari al Senato del Movimento 5 Stelle che si scagliano contro la scelta di A2A di riconveritire la centrale al cosiddetto “carbone pulito”. “Il carbone pulito è una operazione di marketing della lobby carbonifera” denunciano i firmatari Battista, Blundo, Cappelletti, De Pietro, De Pin, Gaetti, Orellana, Pepe, Simeoni e Taverna. 

Cosa diranno ora della futura riconversione da CARBONE A GAS;
Da notare ancora che il biodiesel italiano è in larga misura fatto con olio di palma importato dai paesi equatoriali.
Lo si legge proprio nel Piano del governo: il 50% del biocarburante distribuito in Italia nel 2017 è fatto con materia prima proveniente dall’Indonesia; quindi deforestare altrove e trasportarlo per migliaia di Km,“Ma ciò è sostenibile”?
Sui biocarburanti il discorso è molto delicato perché tocca grandi interessi economici e molti incentivi.
“Le conclusioni degli esperti consultati da Tranport & Environment, sono chiare: il metano per i trasporti è solo 
un’arma di distrazione di massa inventata dai produttori di gas naturale e appoggiata da alcuni governi, italiani in testa, per avere uno sbocco al prevedibile surplus che si determinerà in futuro, visto che il suo uso per la produzione elettrica dovrà essere via via abbandonato nei prossimi decenni.
Quello che non venderanno più alle utilities, sperano insomma di venderlo agli automobilisti
Ma tutto ciò, concludono a Transport & Environment, a fronte di miglioramenti marginali o nulli, ci farebbe invece sprecare tempo e risorse da usare per la vera transizione energetica basata su i 
veicoli elettrici a batteria, o a idrogeno, che di emissioni e di inquinamento ne producono già da oggi zero, sempre che siano riforniti con elettricità rinnovabile.
https://www.qualenergia.it/articoli/auto-a-metano-ecco-perche-non-sono-meglio-delle-altre/

Le precedenti puntate dell’inchiesta.

https://www.ilsudonline.it/piano-energia-e-clima-il-cambiamento-che-non-ce-1/

https://www.ilsudonline.it/piano-energia-e-clima-2-sorpresa-si-punta-ancora-sugli-inceneritori/