Perchè Mattarella vuole un premier europeista

Antonio Troise

 

Il governo non è neanche nato, Salvini e Di Maio continuano a trattare ad oltranza su programmi e poltrone, ma l’Europa comincia già a bussare alla nostra porta e a presentarci i suoi conti. I dossier sono numerosi e anche molto salati economicamente. E’ vero che fino ad ora i mercati sono rimasti praticamente immobili, a metà fra il sospeso e il guardingo. Lo spread con i titoli tedeschi continua a viaggiare sui 130 punti base, più o meno lo stesso dei giorni precedenti al terremoto elettorale del 4 marzo. All’orizzonte, però, si addensano nuvoloni scuri che impongono, a tutti i partiti, un ritorno alla realtà dopo la scorpacciata di promesse elettorali e delle polemiche sul nuovo governo dettate più dalla competizione fra i partiti che dalla reale situazione dell’economia.

Nelle ultime ore, ad esempio, è entrato nel vivo il duro confronto sul bilancio Europeo, con l’invito della Bce di una più forte condivisione dei “rischi” fra tutti i Paesi per fare fronte comune contro le burrasche in arrivo. Il riferimento, ovviamente, è non solo all’offensiva commerciale di Trump centrata sui dazi ma anche ai venti “nazionalistici” che negli ultimi mesi sono tornati a farsi sentire in mezza Europa.

Resta tutto da affrontare, poi, il delicato problema dei crediti incagliati, i cosiddetti Npl, che appesantiscono i bilanci delle banche italiane e gettano un’ombra sull’intero sistema. Tanto che ieri l’Italia ha chiesto all’Europa una proroga di sei mesi delle garanzie pubbliche necessarie ai nostri istituti di credito per sbarazzarsi delle “sofferenze” che pesano sui bilanci.

Nel giro di qualche mese, poi, bisognerà dare risposte concrete sul fronte dei conti pubblici. In primo luogo, per disinnescare l’aumento dell’Iva che, in assenza di adeguate coperture, scatterà inesorabilmente il primo gennaio del 2019. E poi, per superare l’esame della Commissione Ue, orientata a chiedere in autunno una manovrina correttiva di circa 5 miliardi di euro. In prospettiva, poi, continuano ad esserci le incognite legate alla riduzione graduale del “Quantitative Easing”, le “iniezioni di liquidità” e l’acquisto di titoli pubblici, puntualmente realizzati dalla Bce, che hanno tenuto bassi i tassi di interesse. Un vero e proprio toccasana per i Paesi che, ogni mese, devono trovare compratori per la montagna di Bot e Btp necessari per finanziare l’enorme debito pubblico.

Insomma, come ha già spiegato esplicitamente Mattarella, con l’Europa dobbiamo continuare a fare i conti, non lasciandosi incantare dalle facili “sirene” dei “sovranisti”. E, quale che sia il nuovo governo, prima o poi bisognerà aprire un confronto serio con  Bruxelles, magari evitando di finire nei banchi dei “sorvegliati speciali” e presentandosi con proposte serie, credibili e rigorose. In una parola, realistiche.

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