“Putin può avere mille ragioni – ha scritto di recente Giuliano Ferrara sul Foglio – … ma invadere l’Ucraina con il più potente esercito di terra del Continente e prendersi Kiev lo metterebbe in una lineare, semplice posizione di nemico della pace e della stabilità mondiale… Il contraccolpo di un’invasione sarebbe devastante anche per la Federazione russa… Quello che è consentito con le armi delimita lo spazio diplomatico, economico, politico e militare in cui agisce la tua ambizione…”.
Laconico e lucidissimo giudizio dell’Elefantino, peraltro del tutto compatibile con logica e buon senso. Ma voce poco ascoltata, se è vero che per settimane tutti i giorni giornali e tg ci hanno proposto immagini di soldati, carri armati e missili russi nella neve, drammatizzando il racconto della crisi ucraina che a dire il vero avrebbe meritato altro trattamento.
Il rapporto tra le pagine dei giornali che fino ad oggi hanno offerto il resoconto sui preparativi della battaglia imminente è stato di 2-3-4 a 1 rispetto ai segnali di potenziale de-escalation, talora sono sottaciuti, perché considerati poco attendibili o frutto di pura propaganda. Praticamente fake news da guerra ibrida.
Poiché la S di “Sangue” è il quarto principio fondamentale su cui si basa la tematizzazione dei media (assieme a Sesso, Successo e Soldi), la parte preponderante del media system si è sintonizzata sul tratteggi del redde rationem militare. Del resto la voglia (presunta) di Putin di proseguire il percorso diplomatico con altri mezzi (il ferro e il fuoco) era il presupposto per la contro mobilitazione dei Paesi della Nato. Più o meno come con Saddam e Gheddafi, quando l’Occidente intervenne sul campo con il pretesto dell’arma letale considerata alla stregua di una “pistola fumante”.
La differenza stavolta è che le forze dell’Alleanza atlantica non si trovano dinanzi a uno “Stato canaglia”, e nemmeno di fronte a un Paese sul punto di implodere come la ex Yugoslavia, ma alla prima potenza militare del Continente. Un Paese che sacrifica da decenni la crescita del Pil sull’altare della sicurezza nazionale, da difendere con massicci investimenti militari.
Così, mentre per 2 o 3 o 4 pagine si narrava l’escalation, è arrivata la svolta: la conferenza stampa di Putin e Scholz. Colti un po’ di sopresa, Biden e il sistema mediatico occidentale ora mostrano “dubbi” e manifestano perplessità: insistono nel dire che un’invasione è ancora possibile. E aggiungono: “Non ci sono prove del ritiro dei Russi dal confine con Kiev…”.
Non ci sono prove?
Volete dire che con i potenti mezzi della sua tecnologia, l’America non è in grado di controllare di suo?
Per settimane avete assistito alle immagini che mostravano l’aumento di truppe russe al confine con l’Ucraina. Esistono dispositivi e mezzi per controllare quanti capelli ha in testa ogni essere vivente a questo mondo. Google Earth è in grado di portarci fino alla gabbietta del canarino che il vicino di casa ha sul balcone… E voi non siete in grado di verificare se i carri armati russi hanno girato sui cardini?

Di Claudio D'Aquino

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa