Parte il governo Renzi. Il premier: serve una rivoluzione economica

renzi piccola

Il Governo-Renzi è nella pienezza dei suoi poteri. Anche la Camera dei Deputati infatti, dopo il Senato, ha votato la fiducia all’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze. I voti a favore sono stati 378, i contrari 220, uno solo l’astenuto. Nessun alibi in caso di fallimento ma intera responsabilità sulle spalle del premier. E appello a cogliere “l’unica chance” per il Paese. Matteo Renzi interviene nell’aula della Camera – senza mani in tasca, dopo gli appunti che gli sono stati mossi per il discorso a Palazzo Madama – per replicare agli spunti, spesso critici, che gli sono stati offerti dal dibattito di Montecitorio. E ribadisce la portata della sfida che attende lui e l’esecutivo. “L’Italia – rammenta il premier – da almeno 15 anni ha una mancanza di crescita. Il paese non cresce come il resto dell’Europa. Abbiamo un’unica chance che è quella di prendere qui e adesso l’occasione di cambiare profondamente il nostro Paese”. Secondo Renzi, per fare fronte al dato del 12,6 per cento di disoccupazione occorre “rivoluzionare il sistema economico e normativo del Paese”. Un obiettivo ambizioso che – viene obiettato al premier – avrebbe richiesto un passaggio elettorale, Renzi risponde che ciò sarebbe stato possibile “se ci fossero state le condizioni di creare il giorno dopo una maggioranza stabile e solida”. Ma queste condizioni, fa notare Renzi, non c’erano. E anche per questo occorre ripartire dalle riforme istituzionali.

Tra i temi toccati nella replica, quello della riforma elettorale: “Il grande dramma della mancanza di una legge elettorale chiara – ricorda il premier – è il fatto che impedisce al cittadino di dare la responsabilità a qualcuno se le cose vengono fatte. La colpa a qualcun altro se non vengono fatte. Così è andata in questi anni. C’era sempre qualcuno a cui dare la colpa. È fondamentale per questo governo non avere più alibi. Se ci riusciremo avremo fatto il nostro dovere”. Renzi lancia un messaggio chiaro a chi è al di fuori della maggioranza, ma anche a chi ne fa parte: “quando si ha la responsabilità, l’onore di giurare e rispettare la Costituzione non si porta dietro solo un bagaglio tecnico ma umano. Per questo governo non ci devono essere alibi, se non riusciremo la responsabilità sarà mia”. Il ritorno di Pier Luigi Bersani dà a Renzi lo spunto per una stoccata al Movimento 5 Stelle. “Quando ho perso alle primarie con Bersani – ricorda – lui non mi ha espulso. E il fatto che Bersani oggi sia qui avendo idee diverse dalle mie su molte cose è un segno di stile e rispetto non personale ma politico. Siamo il Pd, Quando c’è da discutere lo facciamo, ma comprendiamo la difficoltà di alcuni di capire un cosa che si chiama democrazia interna”.

Il presidente del Consiglio conferma gli obiettivi tracciati nel discorso di Palazzo Madama e ricorda che il semestre di presidenza italiana dell’Ue deve essere “una gigantesca opportunità, non pensiamo sia una formalità, non pensiamo che l’Ue sia nostro nemico”. L’Italia, aggiunge, deve andare a Bruxelles non per farsi “dettare la linea” ma per far prevalere la prospettiva del nostro paese, che vanta una solida tradizione europeista. Rispetto a quanto detto a Palazzo Madama, Renzi fa un’importante puntualizzazione: “La riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale” da lui promessa “era in miliardi, non in percentuale”.

Quanto a un altro annuncio fatto al Senato, lo sblocco totale dei crediti della pubblica amministrazione, il capo del governo sottolinea che deve “costituire uno choc, com’è accaduto in Spagna”. Renzi torna poi a parlare di riduzione della pressione fiscale e spiega: “La delega fiscale che utilizzeremo quando ci sarà affidata diventerà in prospettiva lo strumento per abbassare le tasse”. Bisogna restituire prestigio sociale agli insegnanti, insiste inoltre Renzi, riallacciandosi a quanto detto a Palazzo Madama. “Da studente – ricorda – sono cresciuto in un paese della provincia di Firenze, quando entravo al bar, in parrocchia, al circolo, la maestra elementare era vista da tutti come il riferimento del paese, quando la maestra elementare apriva bocca c’era il silenzio delle persone intorno, perché la maestra elementare era considerata un valore prezioso per una comunità. Oggi proviamo a domandarci se di fronte agli insegnanti dei nostri figli abbiamo lo stesso atteggiamento. L’insegnante viene contestato a prescindere, è la mancanza di prestigio sociale che noi abbiamo sottratto ad un valore come l’insegnamento”. Affrontando il capitolo riforme, il capo del Pd rileva che con la revisione da attuare nei prossimi mesi nessuno potrà più scambiare il Parlamento per “un set di qualche provino per qualche circo mediatico”: le Camere sono “il luogo della speranza degli italiani”. “I senatori non avranno una indennità, non potranno attribuire il loro voto di sfiducia al governo e non dovranno votare il bilancio dello Stato. Con le riforme costituzionali andremo a ridurre il numero dei parlamentari, ridurre i costi della politica. Se si vogliono realizzare le riforme prima di chiedere un passo avanti ai cittadini diamo il buon esempio noi”.

Renzi si sofferma sulla novità rappresentata dalla parità tra uomini e donne nella composizione del governo. E rilancia sul tema: “Penso che il governo possa prendere l’impegno serio che le aziende pubbliche vedano nelle posizioni apicali la presenza di donne manager, indipendentemente dalla loro idea politica, che si sono affermate nel nostro Paese”. Chiede poi – rivolgendosi all’opposizione – di “accelerare il processo di revisione dei regolamenti parlamentari per consentire a noi di non fare decreti, se non in casi eccezionali, ma a voi di lavorare meglio e più rapidamente”. Lo ha detto nell’Aula della Camera il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella replica alla discussione generale sulla fiducia al governo. Nel discorso del premier non manca un accenno al caso dei due marò. “Il senso dell’onore mostrato dai fucilieri di Marina richiede al governo l’identico senso dell’onore, che non mancherà nel tentativo di risolvere rapidamente la vicenda”, assicura il presidente del Consiglio. Che conclude citando lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton: “Il mondo non finirà mai per la mancanza di meraviglie, ma per la mancanza di meraviglia. Renzi aggiunge: “L’Italia finirà se voi e noi saremo rassegnati. Noi siamo qui per prendere il gusto di rischiare. La pagina più bella il Paese non l’ha ancora vista, toccherà a ciascuno di voi il compito di realizzarla”.

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