Parla Vito Grassi (Unindustria Napoli): ecco le richieste del Sud al Governo che verrà

Mancano sessanta giorni alle elezioni, che si prospettano tra le più incerte e critiche della recente storia repubblicana. Sull’esecutivo uscente, che ha all’attivo una mole di provvedimenti per il Mezzogiorno come non se ne vedevano da molto tempo, grava l’incognita di un risultato che riguarda il primo partito della coalizione di governo, il Partito democratico, che dai sondaggi risultada alcuni mesi in lento e progressivo calo. Il tema elezioni non sfugge alla attenzione di Confidustria. Non a caso il presidente nazionale Vincenzo Boccia ha voluto chiamare l’organizzazione a una convention sulle politiche di governo dell’economia italiana, in programma a Verona il 16 febbraio 2018.La convinzione del numero uno di viale dell’Astronomia è che gli industriali il compito di tenere ben ferma la barra sulle scelte che possano riportare l’industria italiana ad essere competitiva in Europa e nel mondo. Un esito che non può prescindere dalla crescita economica del Mezzogiorno, da tempo una delle aree più critiche dell’Europa. “Occorre individuare un numero, anche ristretto, di interventi prioritari, che possano garantire le condizioni di operatività delle nostre imprese e sui quali concentrare le scarse risorse a nostra disposizione”: lo sostieneVito Grassi, vice presidente dell’Unione industriali di Napoli con delega a Energia e Infrastrutture. “Uno degli obiettivi principali – continua Grassi – è il rafforzamento dell’integrazione modale e i collegamenti multimodali con i principali nodi urbani, produttivi e logistici”.Il Sud on line lo ha intervistato.

Ingegnere, partiamo da Napoli e dal suo porto. Una città che, nonostante i noti problemi, si conferma attrattiva per migliaia di turisti, può esserlo anche per pochi e decisivi investitori?

Mi auguro che l’operazione del rilancio di Bagnoli, fortemente voluta dal ministro De Vincenti e da Invitalia, e l’introduzione della Zona economica speciale per i porti di Napoli e Salerno non subiscano colpi di freno. E ritengo che in cima all’agenda 2018 per la nostra città debba esserci il collegamento tra il porto e la rete ferroviaria, il completamento delle Linee Metropolitane. Ed anche la realizzazione della linea Av/Ac Napoli-Bari nei tempi e costi previsti. Il nodo principale è la riduzione delle inefficienze e dei costi del cosiddetto “ultimo miglio”.

Più in generale quali indicazioni prioritarie darebbe al prossimo governo?

E’ necessario potenziare l’offerta ferroviaria e il miglioramento del servizio in termini di qualità e tempi di percorrenza, favorendo il trasporto merci su ferro, rispetto a quello su gomma, coerentemente con gli obiettivi di mobilità sostenibile e nell’ottica di riduzione dell’incidenza sul costo totale della logistica. E per accelerare le opere pubbliche dovrebbe essere rivisto e circoscritto il ruolo del Cipe, affidandogli compiti strettamente connaturati alla sua funzione di programmazione e controllo.

Dopo un 2016 che ha visto crescere le regioni del Sud in linea con la media nazionale, nel 2018 è previsto un incremento del PIL superiore all’1%. Qual è il suo commento?

Srm comunica che la tendenza moderatamente positiva al Sud è confermata anche dall’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale, elaborato da Confindustria e SRM, che mostra tutti gli indicatori in crescita.

Quali sono i dati più confortanti a suo parere?

Il PIL del Mezzogiorno aumenta per il secondo anno di seguito(+1%,).Anche gliinvestimentitornano a crescere, spinti da quelli privati, e soprattutto da quelli dell’industria in senso stretto, che nel solo ultimo anno fanno segnare un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.

Sebbene non ancora sufficiente per tornare ai valori del 2007, si tratta di un balzo in avanti davvero significativo secondo lei?

Sì soprattutto perché la ripartenza si conferma soprattutto affidata alle mani delle imprese. Il numero di quelle attive, nel terzo trimestre del 2017, è aumentato di circa 7mila unità (+0,4%) rispetto allo stesso periodo del 2016. L’aumento delle società di capitali procede ad un ritmo quasi doppio rispetto al Centro-Nord. Al contempo torna ad aumentare per la prima volta la quota di imprese con numero di addetti fra 10 e 49 (+0,2%).Due chiari segnali di irrobustimento del tessuto produttivo.Aumenta il numero delle start up innovative, con un 31,1% in più nel II trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un segnale forte di vitalità del sistema produttivo del Sud viene anche dall’export.

Certamente. Rispetto al III trimestre dell’anno precedente, le esportazioni delle imprese del Mezzogiorno crescono dell’8,6%, ad un ritmo superiore a quello del Centro-Nord (+7,2%).

Il 2016 ha visto crescere arrivi e presenze dei turisti nelle regioni meridionali, con aumento in particolare del cosiddetto “export turistico”, ovvero le presenze (+7,8%), e la spesa (+24%) dei turisti stranieri. E Napoli è forse un emblema di questo fenomeno…

Alla base di questi risultati positivi ci sono leimprese turistiche meridionaliche, pur rappresentando solamente il 25% del totale nazionale (il 20% delle imprese ricettive italiane), costituiscono un comparto con oltre 70 mila occupati e due miliardi e mezzo di valore aggiunto.

Non crede che il 2017 si conferma un anno moderatamente positivo sul fronte del lavoroanche grazie al sostegno del Bonus occupazione?

I dati dicono che nel Mezzogiorno si sono registrati incrementi percentuali degli occupati superiori a quelli del Centro-Nord, con una crescita, in valore assoluto, di oltre 108 mila unità nel III trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche se mancano tuttora 230 mila posti rispetto al picco precrisi.

Qual è il freno principale a una crescita ancor più importante?

Il sistema formativo meridionale rimane, però, uno dei fattori critici. E’, infatti, ancora molto elevata la quota di giovani meridionali che non studiano e non lavorano (sono oltre 1 milione e 800 mila, quasi il 60% del totale nazionale) e ben 200 mila hanno un diploma di laurea, con un vero e proprio spreco di investimento formativo. Inoltre torna a ampliarsi il divario tra chi prende la residenza al Sud e chi la abbandona, con un saldo negativo di oltre 62 mila unità.

Secondo lo studio di Confindustria e Srm, l’economia del Sud rimane frenata nel suo potenziale di crescita da diversi fattori. Qual è l’aspetto più critico a suo parere?

Labassa competitività dei territoriemersa dai punteggi ottenuti dalle regioni meridionali nel calcolo di molti degli indicatori che compongono l’Indice di Competitività regionale della Commissione Europea. Un segnale di una capacità attrattiva degli investimenti ancora limitata.

In conclusione, possiamo dire che il Mezzogiorno prosegue dunque la sua risalita, ricollocandosi sui binari di crescita?

I risultati consolidati negli ultimi due anni e le previsioni per il prossimo sembrerebbero confermareuna ripartenza agganciata in maniera stabile quella del resto del Paese.

Esistono quindi le potenzialità per una progressiva riduzione dei divari?

Sì, perché le condizioni per una ripresa più robusta, già nel 2018, ci sono tutte. E questo grazie ai recenti provvedimenti per il Sud e all’avvio effettivo 2014-20 da parte delle Regioni, che stanno creando condizioni di effettivo vantaggio per gli investimenti nel Mezzogiorno. Purché, è logico, dalle urne emerga un risultato favorevole alla politica di coesione, comunitaria e nazionale, che è poi la principale politica di investimento dell’Unione europea.

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