Paolo Battaglia La Terra Borgese: dalle Muse a Solveig Cogliani

Succede in Sicilia al Museo Regionale di Palazzo D’Aumale, e a comunicarlo è il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese: “Museo – spiega il critico – è il nome attribuito dagli antichi ai templi consacrati alle Muse ed alle scuole di lettere arte e scienze. Oggi si chiama così ogni collezione di oggetti artistici sia dei tempi antichi che moderni e nei musei vengono pure raccolte le opere contemporanee che potranno avere in seguito importanza per la storia e per le scienze e di cui conviene garantire la conservazione. Devo dire che tali concetti non sono sfuggiti alla attenta e vigile attenzione dell’architetto Mimmo Targia – direttore del Museo Regionale di Palazzo D’Aumale”.

“Giusto venerdì 4 Settembre, mentre nella vicina Palermo erano in corso le cerimonie per la festa plurisecolare della Patrona – insieme all’architetto Targia ed al suo staff dirigenziale Antonietta Emma e Rossella Di Maggio  e Giovanna Cossentino responsabile della didattica e della biblioteca del museo, presente la pittrice Solveig Cogliani abbiamo definito gli ultimi dettagli della acquisizione per potere perfezionare il posizionamento dell’opera e le modalità contrattuali comprese quelle dei diritti d’immagine”.

“Un momento conviviale di festeggiamento insieme ad una ristretta cerchia di amici, con Pietro Maria Ciaccio già della maison Fendi passato nel Team di Maria Grazia Cucinotta – aggiunge il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese -, il medico Giuseppe Ferrantelli, noto dentista, lo abbiamo trascorso al ristorante di fronte al Museo alla fine dei lavori”.

Così scrive Paolo Battaglia La Terra Borgese del dipinto di Solveg Cogliani “Alberi” – 2017, tecnica mista su canapa di Calcutta, cm 100,5 x 95,5, acquisito dal Museo:

“Un’influenza di energia silvoterapica, secondo rapporti di luce, di tenebra e di forza altamente emotivi, oltre il colorito: raffinata e ricercata espressione dell’infinito nel finito: questo paesaggio ciba di comunicazione, e magia, e arte come grado acuto dello spirito.

Quieto, vivo, sottile, penetrante, intenso, con una forza di persuasione ed efficacia non comuni il dipinto parla eloquente la lingua del silenzio, quasi fosse Bent Parodi: dovremmo imparare – sosteneva – almeno ogni tanto, a tacere poiché non esiste ego in un silenzio profondo, l’ego difatti esiste solo quando siamo agitati.

L’atmosfera incantata permea il quadro con l’accordo dei colori e l’equilibrio compositivo degli elementi, complice la tela intelligentemente non preparata. Le verticali create dai tronchi paralleli sono accentuate dalla trasparenza del tessuto. Per ottenere questo effetto sono stati applicati degli strati di grigio con pennellate lunghe e parallele.

L’Artista si rivela maestra sia nei contrasti di colore, sia nelle armonie. In tutta la tela fa uso di giallo, blu e di un fatato marrone chiarissimo, che si richiamano tra i verdi dominanti. I gialli colorati più accesi guidano l’occhio in lontananza.

Oltre all’abilità tecnica di un artista allenato, Solveig Cogliani dimostra un senso intuitivo e sicuro del colore. A dimostrarlo è l’uso raffinato di numerose tonalità di verde, ognuna a diffondersi verso un preciso sentimento condiviso.

Cromie bianche brillanti di luce emergono dalle scure. È il flash di queste a conferire alla luce del dipinto un aspetto quasi magico.

La superficie è ricoperta da uno strato intrecciato di lineato indefinito finto nero che crea un effetto-arazzo, è una prova di come la Pittrice – nello sviluppo delle branche – ha magistralmente superato i problemi tecnici della prospettiva, questi legati ai profili intenzionalmente indeterminati dei rami, e al doppio riflesso abilmente preteso dall’Artista da ognuna delle due dimensioni principali della pittura sulla tela, l’una costituita dagli alberi e l’altra dalla dimensione visiva soggiacente, a beneficio dello stile personale, di un processo quanto mai ricco di direzioni e di riflessi successivi, e teatro di un gioco sottile e intensissimo di scambi tra l’anima e la materia.

Ogni porzione del dipinto dispiega l’arte della resa quasi surreale, della sfrenata celebrazione del colore. Impossibile replicare la meravigliosa spontaneità del dipinto: l’aggiunta di particolari forme di vita animata è ottenuta – lungo più fasi dell’opera – con una serie di pennellate singole, e sarebbe molto difficile ritoccarle, se in seguito fosse necessario correggere i colori sottostanti.

La rappresentazione – come pochissime al mondo – è libera dal pregiudizio realistico, da quello edonistico, da quello moralistico e da quello intellettualistico”.

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