PALOMAR / Il climate change tra apocalittici e integrati. E ci sono anche i nostalgici del 68

PALOMAR / Il climate change tra apocalittici e integrati. E ci sono anche i nostalgici del 68

In questi giorni il mondo degli opinion maker si è diviso tra apocalittici e integrati. I primi, tenuti alla stregua di Cassandre che godono però di buona stampa (l’allarme fa audience), dicono che ormai c’è ben poco da fare e aggiungono anche che il genere umano merita di estinguersi per le ferite che è capace di imporre all’ambiente, ossia in definitiva a sé stesso. Gli integrati, maggioranza silenziosa, affermano che la mano dell’uomo non c’entra: c’entra semmai la mano del sole. Si consolano così, mentre la barca affonda.

In mezzo ci sono poi quelli che sperano che il pericolo della implosione climatica porti a una contestazione delle fragilità del capitalismo, augurandosi la svolta della decrescita: scambiano le manifestazioni dei giovani contro il Climate Change come una sorta di (eterno) ritorno dell’uguale, il 1968. Finché c’è piazza c’è speranza.

Intanto l’inquinamento cresce, con buona pace dei carbon-fossili. Che sono parte dominante del mix energetico mondiale, poiché soddisfano l’’80% della domanda di energia e che continuano ad essere fortemente sussidiati con risorse pubbliche.

Ci costerà, il conto sarà salato.solo in Italia l’8% cento del pil entro il 2050 secondo la Fondazione Sviluppo Sostenibile. Qui dal 2014 le emissioni di gas serra non scendono mentre servirebbe tagliare le emissioni di 10 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti ogni anno e raddoppiare la produzione di energie rinnovabili nei prossimi 10 anni. E intanto nei salotti televisivi si parla, si parla.E per le strade e le piazze si passeggia. Come sulla tolda del Titanic.

Claudio d’Aquino

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