inchino al boss ballarò

Ancora un altro inchino al boss durante una Processione. E nuova bufera a Palermo, nel quartiere Ballarò:  il vescovo chiede i nomi di tutte le confraternite e la curia ordina controlli sulle prossime processioni «I mafiosi sono tornati a cercare visibilità e credibilità sociale. Ecco perché partecipano alle processioni con tanto di divisa». Monsignor Michele Pennisi, vescovo di Monreale, lo ripete da qualche tempo con insistenza. La nuova trincea della Chiesa al Sud è attorno alle confraternite. Lo conferma l’ultimo clamoroso episodio di domenica pomeriggio, nel popolare quartiere di Ballarò: l’inchino della processione della Madonna del Carmine davanti all’agenzia di pompe funebri del boss Alessandro D’Ambrogio. La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta. Il cardinale Paolo Romeo ha chiesto tutti gli elenchi delle confraternite, per verificare la presenza di mafiosi e favoreggiatori dei clan. E ha anche ordinato controlli su tutte le processioni che si svolgono nei

quartieri. Il vescovo di Monreale ritiene che si possa fare di più. Già a maggio ha firmato un decreto in cui ha stabilito che negli statuti delle confraternite «non possano essere accolti coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici ed hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato”.  Attorno alle confraternite si continua a consumare una battaglia silenziosa fra chiesa e mafia.