Napolitano e Grasso

È il momento di tornare a casa. Dopo nove anni passati sul Colle Giorgio Napolitano lascia. Questa mattina alle 10.35, come recita una nota del Quirinale, ha firmato l’atto di dimissioni dalla carica. Subito dopo il Segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra ha consegnato la lettera di dimissioni dell’ormai ex capo dello Stato prima al presidente del Senato Pietro Grasso (che ora eserciterà la “reggenza” e che ha subito commentato davanti alla sua assemblea “l’aula mi mancherà, spero di tornare presto”) e poi a quello della Camera Laura Boldrini e infine al Presidente del Consiglio. Quest’ultima renderà nota a breve la data in cui il Parlamento si riunirà in seduta comune per l’elezione del successore di Napolitano. Per il primo scrutinio sarà necessario il quorum dei 2/3 così come per i successivi due. Secondo Renzi (che ha twittato subito dopo le dimissioni  “grazie presidente”) la fumata bianca arriverà alla quarta votazione quando basterà la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea (mentre nelle prime tre votazioni la scheda sarà bianca).

Una previsione confermata anche da Deborah Serracchiani stamattina al termine della riunione della segretaria del Pd. Se i pronostici del premier si realizzassero il Quirinale potrebbe accogliere il suo nuovo inquilino già il primo o il 2 febbraio. Sì, ma chi? Continua il toto-nomi. Delicata e complessa la scelta del nuovo capo dello Stato. Un politico con la “P” maiuscola autorevole dentro e fuori i confini nazionali: questo l’identikit ideale per una corsa già nel vivo. Che intanto ha perso due ipotetici candidati: l’ex presidente del Senato Franco Marini, che si è tirato fuori dopo il tentativo fallito del 2013 ed Emma Bonino impegnata, ha rivelato lei stessa, a lottare contro un tumore. Le cronache riportano, fra gli altri, i nomi di Mattarella, Gentiloni, Fassino e Veltroni. E anche di Prodi nonostante abbia ribadito più volte di non essere “in corsa” dopo l’incidente del 2013 quando la sua candidatura fu affossata da 101 franchi tiratori. Nelle ultime ore prima dell’addio l’augurio di Napolitano al paese è stato di essere “unito e sereno”, di saper ritrovare “la sua fondamentale unità” di fronte “alle questioni decisive e ai momenti più critici”. Per lui c’è ora la gioia privata di riprendere la vita “normale”, come ha spiegato ieri a una bambina che gli chiedeva se fosse contento di tornare a casa. “Qui si sta bene, è tutto molto bello, ma si sta troppo chiusi, si esce poco, quasi come in una prigione”. Ieri l’informalità, oggi scatteranno i rigidi rituali del congedo.