L'omicidio
Piersanti Mattarella, quindicesimo presidente della Regione siciliana, venne ucciso nello spazio di mezzo tra la caduta del suo governo e la celebrazione di un congresso della Dc che lo avrebbe portato ancora di più al centro della scena politica, il 6 gennaio del 1980.
Il movente
Formidabile il suo rinnovamento con la stagione del centrosinistra e il modello di una Sicilia con le “carte in regola”. L’inversione di rotta impressa da Mattarella era un colpo al cuore degli interessi di Cosa nostra.
Il verbale desecretato
Giovanni Falcone parla nell’audizione a Palermo, il 22 giugno del 1990, davanti alla commissione parlamentare antimafia.
La pista nera
Isolato e accerchiato, già vittima di un attentato al quale era sfuggito per un soffio l’anno prima sulla scogliera dell’Addaura, Falcone in quella audizione, si dice convinto che l’omicidio Mattarella sia un delitto di mafia ma con il possibile concorso di altre forze: «Mandanti sicuramente all’interno della mafia, oltreché altri mandanti evidentemente esterni». Fa esplicito riferimento ai killer dell’eversione nera mandati a giudizio con l’atto d’accusa della procura di cui allora era un aggiunto.
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