Offerta tecnica degli appalti, l’Anac prova a chiarire alcune questioni

È la parte più delicata nella gestione preparativa di un appalto: l’offerta tecnica rischia di rappresentare uno scoglio per le imprese, soprattutto dopo le novità previste dal Codice entrato in vigore da poco. Non a caso, anche l’Anac è intervenuta con chiarimenti attraverso le linee guida.

Direttore dei lavori, direttore dell’esecuzione, responsabile unico del procedimento, offerta economicamente più vantaggiosa e servizi di ingegneria e architettura: sono questi i temi delle prime cinque linee guida redatte dall’Anac e approvate a fine giugno scorso dal Consiglio dell’Autorità anticorruzione per dare attuazione al nuovo Codice degli appalti, così come previsto nella legge delega che è entrata in vigore a metà aprile.

Un intervento necessario, e atteso da operatori del settore e mondo degli appalti in generale, per chiarire i primi dubbi e dirimere le prime difficoltà sorte in merito all’applicazione della riforma, come raccontato in questi mesi da Appaltitalia, il portale dedicato espressamente a bandi e gare della Pubblica Amministrazione. D’altra parte, proprio gli aspetti relativi a questioni come la presa visione, le polizze fidejussorie, il sopralluogo obbligatorio e gli altri documenti da inviare alla stazione appaltante – ovvero, in breve, l’offerta tecnica- sono spesso al centro delle preoccupazioni di chi intende partecipare all’appalto.

Il punto sui criteri. Di sicuro, uno dei nodi più importanti è quello relativo al criterio di aggiudicazione degli appalti: nelle fasi preliminari all’approvazione del Codice, infatti, si era fatto strada il tentativo (la speranza?) di poter dire addio al semplice metodo del massimo ribasso, considerato poco adatto a garantire il rispetto dei tempi di consegna dei lavori e l’effettiva qualità nel rispetto di quanto previsto dal contratto. Invece, come noto, alla fine si è deciso di lasciare libertà di scelta alle stazione appaltanti per gare di importo fino a un milione di euro (vale a dire, la stragrande maggioranza), con una “semplice” indicazione di orientamento verso l’altro sistema.

Cosa dice l’Anac. Nella linea guida specifica redatta dall’Autorithy, si legge che “la scelta del criterio di aggiudicazione, la definizione dei criteri di valutazione, dei metodi e delle formule per l’attribuzione dei punteggi, la determinazione dei punteggi stessi e del metodo per la formazione della graduatoria finale devono svilupparsi nel corso della vita iniziale dell’appalto, dalla programmazione alla predisposizione della documentazione di gara”, sottolineando in particolare come sia compito delle stazioni appaltanti, uniche conoscitrici del contesto in cui si inserisce l’affidamento, che “devono valutare ai fini della concreta individuazione dei criteri di valutazione e per la determinazione dei relativi punteggi”. Insomma, viene ribadita la discrezionalità dei vari enti per la scelta delle regole dell’appalto promosso, nel rispetto di valutazioni equilibrate e di un costante orientamento alla tutela della concorrenza, così da innalzare la qualità degli affidamenti e rilanciare il mercato come auspicato dal legislatore.

Valorizzare la qualità. Insomma, l’Anac ha in qualche modo dovuto spiegare la retromarcia sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che inizialmente – come accennato – sembrava dovesse divenire lo standard obbligatorio. Ciò nonostante, anche nelle Linee guida dedicate all’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria c’è un passaggio delicato su questo tema, che sancisce come obiettivo generale quello di “valorizzare l’utilizzazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa secondo il miglior rapporto qualità/prezzo, in base a quanto prevede la nuova disciplina, che consente di comprimere molto la componente del prezzo rispetto alla qualità. Elemento che nei servizi di ingegneria e di architettura si è ritenuto di privilegiare in modo netto, tenuto conto del loro carattere prodromico rispetto all’affidamento degli appalti di lavori, sui quali la qualità della prestazione rese in sede di progettazione si riflette in modo diretto”.

Allargare il campo. Indicazioni sono arrivate anche riguardo ai criteri ambientali minimi e del rating di legalità ai fini della valutazione delle offerte, che rappresentano il tentativo di agevolare la partecipazione delle microimprese, delle piccole e medie imprese, dei giovani professionisti e delle imprese di nuova costituzione agli appalti, perché valorizzano profili di innovatività delle offerte presentate da questi soggetti.

Vai a TOP