Nuovo codice fallimentare: una minaccia per le S.r.l.

La nuova disciplina sui fallimenti mette a freno l’attività e l’autonomia delle S.r.l., le Società a Responsabilità Limitata”: a lanciare l’allarme è Sergio Passariello, fondatore del Think Tank Imprese del Sud.

Il riferimento è al nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo n.14 del 12 gennaio 2019)un provvedimento che sta entrando in vigore gradualmente e che porta la firma del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dell’ex Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e dell’ex Ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

A preoccupare gli imprenditori sono, in particolare, due provvedimenti.

Il primo impone alle S.r.l. di nominare una figura di controllo dell’attività imprenditoriale chiamata delatore, quando viene superato un certo volume d’affari. Gli amministratori, nello svolgimento del loro operato, verranno quindi sottoposto a rigidi controlli e alla minaccia di essere denunciati per presunte irregolarità, con evidenti danni per l’attività aziendale. E qualora tale controllore non venisse nominato, i soci hanno il potere di presentare denuncia in Tribunale contro gli amministratori per gravi irregolarità. L’obbligo di nominare un controllore scatterà al superamento della soglia di 4 milioni di euro di fatturato, o di attivo totale. Oppure quando verrà superata una media di 20 nuove assunzioni negli ultimi due anni. “Questo significa che le imprese di dimensioni ridotte, specialmente quelle familiari, cercheranno di non superare i parametri per tenersi libere dalla presenza del delatore. E che l’entrata in vigore di questa norma porrà in essere un ostacolo alla crescita delle aziende e alla creazione di nuovi posti di lavoro” aggiunge Passariello.

Il secondo provvedimento che viene contestato prevede il rischio per le S.r.l. che si trovano in una situazione di difficoltà di pagare i debiti con il patrimonio personale dei soci: salterebbe così il principio fondamentale che, secondo il codice d’impresa, sta alla base della responsabilità limitata nelle società. L’Italia impone ai soci queste minacce, mentre altre giurisdizioni garantiscono la responsabilità limitata dei soci e non delegano i giudici a stabilirla. Dobbiamo opporci con forza a questa visione prettamente commissariale della libera impresa.

Imprese del Sud, nella convinzione che si sia trattato di un errore, invita pertanto le forze politiche di governo a mobilitarsi per correggere l’ennesimo provvedimento che disincentiva lo spirito del fare impresa, allontana gli investimenti e gli imprenditori stranieri, e mette un ulteriore freno alla crescita di migliaia di piccole e medie imprese che rappresentano una parte indispensabile del tessuto produttivo nazionale.

Con l’entrata in vigore di queste disposizioni – conclude Sergio Passariello – la nostra giurisdizione, poco attrattiva per gli investimenti stranieri a causa del suo pesante regime fiscale, entrerà di fatto nella blacklist delle scelte strategiche degli imprenditori esteri. Se non interveniamo con le opportune correzioni, un’Italia già oggi in difficoltà conoscerà la mazzata finale”.

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