Le notizie del giorno. Renzi: no alla legge salva-Berlusconi – Oggi la riforma del Senato torna in aula – In bilico il prepensionamento di insegnanti e giornalisti

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Politica interna

Riforme – Da oggi la riforma del Senato torna in Aula, dove si voteranno i restanti 38 articoli  a cui sono collegati circa 2700 emendamenti. La linea del Governo, concordata coi relatori Finocchiaro e Calderoli, sembra essere di un’apertura alle opposizioni per quanto riguarda l’abbassamento della nuova soglia per presentare i referendum e le modalità d’elezione del Presidente della Repubblica. Sull’abolizione dell’immunità invece si registrano le resistenze da parte di Ncd e Forza Italia, che rendono difficile un accordo.

Intanto, mentre Lega e Sel saranno oggi in Aula proseguendo in ordine sparso le trattative col Governo per concordare l’ok a emendamenti mirati, e le minoranze interne a FI e Pd puntano ormai solo a far mancare la maggioranza dei due terzi nel voto finale, il M5S ha confermato la rottura totale e l’Aventino già visto venerdì: oggi infatti dopo il voto di una pregiudiziale d’incostituzionalità sul decreto Pa, i senatori pentastellati abbandoneranno Palazzo Madama.

Matteo Renzi – Ha concesso a Repubblica una lunga intervista a 360 gradi, in cui ha rassicurato che “l’autunno non sarà caldo, non ci sarà alcuna manovra”, ma l’Italia riuscirà a mantenere il rapporto Pil/debito sotto il 3%. Per quanto riguarda le riforme, Renzi ha ribadito di volere egli stesso sottoporle “entro il 2016 a referendum” e ha respinto sdegnato le illazioni, figlie della “tipica cultura del sospetto”, secondo cui nel patto del Nazareno avrebbe concordato l’agibilità politica del leader di FI: “Mai più una legge ad personam per Berlusconi”.

Politica estera

Medio Oriente – Si sono svolti ieri i funerali di Hadar Goldin, il soldato morto nella Striscia mentre cercava di penetrare in un tunnel scavato da Hamas. In un primo momento era stata diffusa la notizia di un rapimento e la zona era stata bombardata violentemente dall’aviazione israeliana; ora dalle autorità palestinesi arrivano le accuse a Netanyahu che avrebbe “imbrogliato il mondo” e lanciato l’offensiva aerea che è costata la vita a circa 60 persone pur sapendo che il soldato era già deceduto. Intanto la guerra prosegue e ieri Israele ha colpito per la terza volta una scuola Onu, uccidendo circa 10 civili palestinesi nel tentativo di eliminare tre terroristi in fuga e scatenando una reazione di rara durezza da parte degli Usa: “Siamo scioccati, è vergognoso. All’esercito sono state fornite tutte le coordinate con le posizioni precise degli istituti Onu”. La diplomazia non sembra nel frattempo compiere passi avanti e la soluzione più probabile è che Israele si ritirerà spontaneamente dalla Striscia ma solo dopo aver ultimato la distruzione dei tunnel e aver indebolito fortemente Hamas.

E proprio le consultazioni diplomatiche del Segretario di Stato Usa coi leader arabi portano con sé una clamorosa rivelazione del quotidiano Der Spiegel: John Kerry sarebbe stato spiato dai servizi segreti israeliani attraverso intercettazioni telefoniche.

Iraq – L’Isis continua a consolidarsi nel nord del Paese, dove l’opposizione curda aveva fin qui aveva costituito un parziale argine contro i miliziani jihadisti. Sinjar, al confine con la Siria, e i campi petroliferi nelle vicinanze sono caduti nelle mani dell’organizzazione. La città di 310 mila abitanti ospitava migliaia di profughi in fuga dall’Isis e ora si teme una vera e propria catastrofe umanitaria.

Economia e Finanza

 Conti pubblici – Mercoledì l’Istat diffonderà i dati sul Pil del primo semestre, attesi da tutti gli osservatori in netto calo rispetto alle stime del governo, che si prepara dunque a rivedere per settembre la crescita per l’anno in corso dallo 0,8 allo 0,3%. Pare che l’Esecutivo lascerà crescere il deficit dal 2,6 al 2,8% e che sarà costretto a rivedere alcune scelte di politica economica, oltre alla già probabile rinuncia ad allargare dal 2015 il bonus Irpef anche a partite Iva, incapienti e pensionati. In questi giorni ad esempio potrebbero saltare alcune deroghe alla riforma Fornero sul pensionamento di 4 mila insegnanti e sul prepensionamento dei giornalisti, che secondo la Ragioneria dello Stato avrebbero comportato un aggravio di spesa pubblica.

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