Politica interna
 
Riforme: archiviato il vertice europeo di Ypres e Bruxelles il premier Renzi ha ben chiaro che l’interesse dell’Unione si sposta sulla capacità dell’Italia di realizzare le riforme annunciate. Il premier è convinto che l’orizzonte dei mille giorni di cui ha parlato alla Merkel sia quello giusto per arrivare ai risultati; “Tocca a noi fare le riforme se vogliamo flessibilità dall’Europa” ha detto il presidente del Consiglio, per il quale si apre una settimana chiave durante la quale incontrerà i rappresentanti di Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Pd.
 
Giustizia: l’agenda del Consiglio dei ministri di domani non prevede alcun provvedimento in materia di giustizia da esaminare. Niente processo civile, né autoriciclaggio o nuove norme antimafia, niente prescrizione o falso in bilancio rivisto, né tantomeno modifiche del Csm, responsabilità dei giudici o regole più stringenti sulle intercettazioni. Ma fonti del Governo spiegano che la riforma annunciata non salta, ma semplicemente avverrà su più passaggi;  domani verranno indicate solo delle priorità che saranno seguite, nelle prossime riunioni governative, da singoli decreti o disegni di legge, con il conforto di un programma di massima già dibattuto e condiviso.  
 
Mose: non si chiude l’inchiesta per l’ex sindaco di Venezia Orsoni. Nonostante le attese di patteggiamento, che avrebbero ridotto la pena a 4 mesi ed a una sanzione di 15mila euro, ieri il Gup di Venezia ha respinto la richiesta della procura e del legale dell’uomo politico; il reato commesso sarebbe infatti ben più serio e la pena incongrua rispetto alla gravità dei fatti. Orsoni non si è detto sorpreso dalla decisione del magistrato, anzi ha commentato “mi consente finalmente di difendermi appieno nel processo”.   
 
Gianfranco Fini: dopo un anno di silenzio l’ex presidente della Camera ha lanciato ieri un nuovo progetto politico di centrodestra, “Partecipa, l’Italia che vorresti”. Non un partito, ci tiene a precisare Fini, ma “un movimento partecipativo dal basso”, all’interno del quale il suo ruolo sarà quello di “allenatore” di una squadra che deve tornare a vincere, quella del centrodestra attualmente “diviso da ripicche e personalismi”.     
 
 
Politica estera
 
Papa Francesco: in un’ampia intervista il Papa parla del ruolo della Chiesa, della politica, della corruzione e della povertà, del ruolo della donna e di molti altri temi affermando che tutte le sue scelte sono frutto di riunioni che ci sono state prima del conclave, e che il suo ruolo è quello di seguire Cristo. 
 
Sarajevo: a cent’anni dall’attentato che scatenò la prima guerra mondiale Gavrilo Princip, il giovane serbo di Bosnia che uccise l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, è considerato un terrorista a Sarajevo Ovest, un eroe a Sarajevo Est. Un giudizio distaccato su di lui resta impossibile e l’anniversario della scintilla della Grande Guerra, che avrebbe potuto rappresentare un’occasione di unità tra musulmani, croati e serbi è diventato qui l’ennesima fonte di divisione. 
 
 
Economia e Finanza
 
Occupazione: neanche le agevolazioni previste dal Governo Letta riescono a far decollare le assunzioni dei giovani; con il bonus in funzione dall’agosto scorso al momento sono stati confermati poco più di 22mila contratti, meno di un quarto dei centomila previsti entro il 30 giugno 2015, un risultato sicuramente al di sotto delle aspettative. Il ministro dello Sviluppo economico Guidi auspica, a titolo personale, una manutenzione dello Statuto dei lavoratori e chiede maggior flessibilità in uscita ed in entrata nel mondo del lavoro. 
 
Pensioni: doppia beffa per i pensionati italiani, sono i più tartassati in Europa e pagano più tasse di quando lavoravano. Dal 2008 ad oggi il loro potere d’acquisto ha perso oltre 1.419 euro, 118 euro al mese sottratti ai consumi. Lo afferma un’inchiesta di Confesercenti, il cui presidente Marco Venturi afferma che una situazione simile è unica in Europa, dove in genere il prelievo fiscale è sensibilmente inferiore.        
 
Conti pubblici: come ha ricordato Salvatore Nottola durante la sua requisitoria sul rendiconto dello Stato dello scorso 26 giugno, nel solo 2013 le operazioni di swap sui derivati hanno inciso sul deficit per 3,2 miliardi di euro, un salasso senza il quale il rapporto fra deficit e Pil sarebbe stato del 2,8%, due decimi di punto al di sotto del fatidico 3% che l’Italia ha centrato con fatica. Senza contare che quei 3,2 miliardi finiti nelle tasche delle banche rappresentano una cifra pari a tre quarti del gettito Imu sulla prima casa. Risale alla prima metà dello scorso decennio la decisione del governo di stipulare una serie di contratti con banche italiane ed internazionali per coprire parte del debito pubblico, operazione penalizzata dal successivo crollo dei tassi e che rinegoziare adesso sarebbe troppo oneroso.