Le notizie del giorno in pillole. Quirinale, ecco i nomi in corsa – Libere le due volontarie rapire in Siria – La Banca Nazionale Svizzera si sgancia dall’euro

renzi alla Leopolda
Politica interna
 
Quirinale – Matteo Renzi si appresta a riunire, oggi pomeriggio, la direzione del suo partito, che darà il via al giro largo che il premier dovrà compiere per arrivare alla fatidica elezione del successore di Giorgio Napolitano. Poi, tra il 29 e il 31, sarà la volta della riunione dei grandi elettori del Pd, per finire con un incontro a tre con Berlusconi e Alfano. Sul tabellone del risiko quirinalizio ognuno posiziona le sue pedine: nella lista del premier ci sono gli ex leader del centro sinistra (tra cui Prodi, Fassino e Veltroni) ma anche il giudice costituzionale Sergio Mattarella e nomi graditi a Bruxelles come quello di Giuliano Amato e Pier Carlo Padoan. Berlusconi rilancia il suo braccio destro, Gianni Letta, e mette in lista anche Antonio Martino. Bocciatura a 360 gradi da parte di Beppe Grillo che silura tutti i candidati del Pd e fa i nomi dei pm di Palermo, Nino Di Matteo e Piercamillo Davigo.   
 
Riforme – La trattativa sul Quirinale frana sulle riforme. L’esame dell’Italicum al Senato e del ddl costituzionale alla Camera procede, ma i tentativi per arrestarne la corsa si moltiplicano. La minoranza del Pd minaccia di non votare la legge elettorale se verranno confermati i capilista bloccati mentre dentro Forza Italia lo scontro è apertissimo, nonostante l’incontro di ieri tra Berlusconi e Fitto: a Palazzo Grazioli i fittiani hanno ribadito di non voler votare le riforme. Intanto, per convincere i ribelli dem, spunta il lodo Quagliariello: l’ipotesi di un sistema che limiti i “nominati” al 30%. Il tempo sta per scadere e Renzi oggi alla direzione del Pd traccerà la linea definitiva.
 
 
Politica estera
 
Cooperanti libere – Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due giovani volontarie rapire il 31 luglio scorso vicino ad Aleppo, in Siria, sono arrivate nella notte a Roma. L’annuncio del loro rilascio, confermato da Palazzo Chigi, ha fatto esplodere la gioia e la commozione dei familiari. Ma immediata è stata anche la polemica sull’indiscrezione, diffusa dalla tv araba Al Aan, secondo cui il governo italiano avrebbe pagato un riscatto da 12 milioni di euro al Fronte Al Nusra per la liberazione delle ragazze. Oggi Vanessa e Greta saranno sentite dai pm di Roma.
 
Belgio – Blitz antiterrorismo a Verviers, vicino a Liegi. Uccisi due jihadisti e uno ferito gravemente. I tre, messi sotto sorveglianza dopo il loro ritorno dalla Siria una settimana fa, stavano preparando attentati terroristici su vasta scala a Bruxelles e in altre città del Paese: secondo alcune fonti nel mirino c’erano le stazioni della polizia. I tre avrebbero avuto legami con Amedy Coulibaly, uno dei terroristi di Parigi che proprio in Belgio comprò le armi. Sugli attentati avvenuti nella capitale francese è intervenuto Papa Francesco, durante il volo verso Manila: non si uccide in nome di Dio, ma niente insulti alle religioni, ha detto il pontefice, sono come la mamma.
 
                   
Economia e Finanza
 
Mercati – A sorpresa, la Banca nazionale svizzera sgancia il franco dall’euro, generando una scossa sul mercato valutario: precipita la moneta comune e, di fatto, viene lanciato il quantitative easing, l’acquisto di titoli di Stato che la Bce dovrebbe votare il 22 gennaio. In pochi minuti la valuta elvetica si apprezza fino a 0,86 euro (+30%) per poi stabilizzarsi a 1,04. Ripercussioni immediate anche sui listini, con forti oscillazioni: Zurigo perde l’8,6%, peggior tonfo da 25 anni; le altre Borse chiudono in rialzo (Milano +2,36%) perché gli investitori vedono con favore questo anticipo di Qe. È allarme invece tra le imprese svizzere che vedono il balzo del franco come uno “tzunami”. Intanto, dopo tre anni di trattative, Italia e Confederazione elvetica definiscono l’accordo che consente di superare il segreto bancario.
Conti pubblici – Il governo italiano non si arrende e spinge per modificare i meccanismi del nuovo Fondo per gli investimenti messo in piedi dalla Commissione Ue, sollecitando maggiori incentivi per favorire il contributo degli Stati membri alla sua dotazione finanziaria. Dalla Commissione per ora sono arrivate delle timide aperture, ma per capire se i meccanismi potranno essere aggiustati bisognerà attendere la fine del “tour europeo” del Fondo che servirà al vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen, a saggiare il polso delle capitali europee. Katainen, in Italia per una due giorni di fitti incontri, ha speso parole molto positive per le riforme del governo Renzi, a partire dal Jobs act: secondo il vicepresidente, la riforma del lavoro aiuterà le assunzioni e darà più equità per i giovani, creando un ambiente favorevole alle imprese e attivando investimenti sostenibili.
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