NOTE IN MARGINE / MILANO, NAPOLI e quel che resta dell’Italia che va

Milano Napoli

Leggendo l’intervista del sole 24 ore a Roberto Vecchioni, nella quale il cantautore dichiara che se muore Milano muore l’Italia, anche perché la città meneghina sarebbe “l’unica metropoli, mentre le altre città sono paesoni”, ho pensato: questa è autoesaltazione…ed è cosa “falsa”, parente di un prossimo venturo, inedito vittimismo milanese. Sia chiaro. L’importanza e la rilevanza nazionale di Milano è fuori discussione. É la più moderna ed europea metropoli italiana. Rappresenta ancora, ma non si sa per quanto, l’acme di quello che è rimasto della modernizzazione del Belpaese. Ed è l’antiprovincia per definizione, specie nei confronti delle altre terre del profondo nord, nelle quali si colloca come una nazione a parte. Ma far coincidere l’intera Italia con Milano (o i destini dell’Italia) è semplicemente blasfemo e antitaliano. Tanto più che da qualche decennio la stessa Milano ha perso la sua “egemonia” culturale, il suo orizzonte di “linea guida”. Facoltà che ha invece avuto in passato, in modo molto pronunciato, quando era una “testa” unitiva, che distribuiva non solo danaro o opportunità di lavoro, ma significati, stili di vita, aspirazioni. E questo è avvenuto non per colpa sua ma per le molte trasformazioni che ha subito il mondo attuale. Che tra l’altro hanno portato ad una esplosione dei “centri vitali” anche in Italia, caro Vecchioni, della quale la padanissima filosofia del piccolo e bello è il rispecchiamento. Per cui rivendicare oggi, in questo sciagurato momento, l’assimilazione dell’Italia a Milano e viceversa, turba e genera le controreazioni che sono sotto gli occhi di tutti. In virtù della sua collocazione al vertice  di tutto quello che avviene in Italia, senza avere più la primazia di chi detta lo stile di vita, visto che nell’era della omologazione dopotutto ci somigliamo tutti, la fa invece sembrare, piuttosto che una “guida” o un emblema,  una  “idrovora” centralizzante. Cui tutto deve essere concesso, e sacrificato sul suo altare. Temo che la prima a ribellarsi sarà la restante parte del nord. E non il sud, come qualcuno può credere. Nel nostro immaginario Milano ha, in fondo, ancora un senso. Può sembrare paradossale a tanti lumbard, ma un asse Milano-Napoli è quello che ci vuole per rifondare un rapporto virtuoso e non solo sfacciatamente competitivo tra Milano e l’Italia.

di Barty Costanzo

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