Preparate, veloci, determinate. Le laureate italiane sono più brave dei loro colleghi ma, nonostante questo, continuano a fare più fatica, sia ad entrare nel mondo del lavoro che a proseguire nel percorso professionale. I dati parlano chiaro: le donne si laureano prima e con voti più alti. Il 67% (contro il 61% degli uomini) consegue il titolo di studio “in corso”. Il 42% circa si laurea con 110/110, percentuale che scende al 35% tra gli uomini.

Eppure, in pochi anni, il divario nella percezione della soddisfazione professionale scaverà un solco in senso contrario tra loro. Soltanto il 4% delle laureate, infatti, arriverà a dichiarare di sentirsi molto realizzata professionalmente, cosa che invece accadrà al 15% dei loro colleghi. D’altra parte, in Italia, i laureati trovano lavoro prima e, spesso, a condizioni migliori. Quattro anni dopo il diploma, il 26% delle donne è ancora senza occupazione, mentre tra gli uomini si scende al 20%.

Sono alcuni degli aspetti che emergono dal III Rapporto Bachelor “Giovani laureati in cammino tra università e carriera”, che analizza aspirazioni e percezioni di un campione di 1000 laureati italiani a distanza di 4 anni dal conseguimento della laurea.

Appena dopo la laurea

I tempi di inserimento nel mercato del lavoro dopo il conseguimento del titolo non sono molto differenti: il 40% dei laureati trova il primo impiego a meno di un mese dalla data di laurea, contro il 37% delle laureate. Il 17% degli uomini lo trova dopo più di un anno contro il 22% delle donne.

Tuttavia, una volta dentro al mercato del lavoro, i laureati mantengono più a lungo la prima occupazione, tanto che il 47% di loro, a distanza di quattro anni, lavora ancora nella realtà nella quale ha iniziato la carriera. Una quota che appare praticamente dimezzata sul versante femminile, dove non si supera il 26%. Ma sono soprattutto le modalità di ingresso nel mondo del lavoro a segnare una differenza tra i due sessi. Le laureate partono con uno stage o un tirocinio nel 46% dei casi e soltanto il 39% delle volte entrano in azienda direttamente come dipendenti. Tra gli uomini, invece, le percentuali sono praticamente rovesciate: il 46% inizia a lavorare come dipendente e il 34% in qualità di stagista.

Il primo impiego

Sul fronte femminile il 46% delle intervistate dichiara di aver trovato un primo impiego per il quale non era strettamente necessario il titolo di laurea, mentre questo accade soltanto al 36% dei laureati. Solo il 24% delle laureate ha svolto un lavoro veramente coerente con il proprio indirizzo di studi, contro il 32% dei laureati. Il 49% delle donne, inoltre, inizia con la qualifica di impiegata contro il 56% degli uomini. Una ridotta percentuale di laureati (circa l’8%) esordisce addirittura in un ruolo con funzioni direttive o di quadro. Occasione che alle donne non capita quasi mai, dato che la quota è inferiore all’1%.

Stereotipi

E’ possibile che a creare questa situazione contribuiscano ancora vecchi stereotipi duri a morire. In Italia le ragazze sono ancora più orientate verso facoltà umanistiche o politico-sociali, ovvero ambiti che presentano i livelli più bassi di occupabilità. Esempio classico di uno stereotipo antico (e in parte ancora vivo) è la scelta femminile della facoltà in vista di un futuro da insegnante, professione tradizionalmente ritenuta tra le più conciliabili con una vita familiare. Sta di fatto che il 35% delle studentesse sceglie un percorso umanistico e il 13% si iscrive a facoltà politico-sociali, mentre gli studenti si iscrivono nel 23% dei casi a ingegneria (laurea maggiormente richiesta nel mercato del lavoro) e, nel 18% dei casi, ad economia.

Tuttavia la situazione sta cambiando. Il numero di donne iscritte all’università ha superato, da tempo, quello degli uomini e anche la presenza femminile nelle facoltà tradizionalmente maschili (ingegneria e materie scientifiche) è in crescita.

La sfida per il Paese è quella di riuscire finalmente a valorizzare come meritano queste generazioni di giovani laureate.