Naked truth: album d’esordio per la band salentina Yuts and culture

Radici nella black music e sguardo verso il futuroNaked Truth è l’esordio discografico della band salentina Yuts and culture. Nata originariamente come band reggae roots, con il passare del tempo, la formazione subisce una inevitabile contaminazione di stili. I classici ritmi in levare si mescolano a funk, soul, r’n’b, nella tipica concezione anni settanta ma senza rinunciare alla modernità. L’obiettivo del progetto Yuts and culture è quello di creare una musica autentica, sincera, spirituale, in grado di trasmettere un sentimento di empatia nell’ascoltatore attraverso una continua ricerca della melodia. Dopo la pubblicazione su Reggaeville dei singoli Rich e Naked Truth, la band esordisce ufficialmente con questo album composto da otto inediti e dalla cover di “Soul Almighty”, brano di Bob Marley, riletto in stile funk.

Naked Truth è stato scritto, arrangiato e suonato da Diego Martino (batteria), Pierpaolo Polo (basso elettrico), Alberto Zacà (chitarra), Daniele Arnone (tastiere), Kalad Marra (tastiere), Angelo de Grisantis (percussioni) e Vincenzo Baldassarre (voce). Nel disco – registrato e missato a Brindisi da Paolo Montinaro e masterizzato da Francesco Guadalupi – la band è affiancata, nei vari brani, da Feliciano Montagna (batteria), Carlo Gioia (sax baritono, sax contralto, flauto), Emanuele Coluccia (sax tenore, sax contralto, corno, tromba, flauto), Alessandro Dell’Anna (tromba), Alessandro Cataldi (sax tenore), Giancarlo Dell’Anna (tromba), Tiberio Pati (percussioni), Kykah (voce). La copertina, le grafiche e il videoclip animato del brano “Rich” sono opera di Alessandro Cataldi in arte Jericho K.art.

La tracklist si apre con The price (“Per amare veramente il prossimo dobbiamo pagare un prezzo, cioè, rinunciare al superfluo che alimenta il Male”) e prosegue con Eternal love (“Il corpo si dissolve, l’Amore no, se l’oggetto della nostra ricerca trae respiro da questo, allora ricercheremo l’aria più pura”); Rich (“Quando la ricchezza materiale oscura la Volontà che riferisce a Dio, rendendo così indefinibili il Bene e il Male, il tuo Paradiso diventa il mio Inferno, il mio Paradiso diventa il tuo Inferno, chi è in condizione di riflettere se stesso è Ricco, Vivo”); Prayer (“La libertà è la Preghiera di non essere mai schiavi incatenati al Male”); In the desert (“Nel deserto non ci sono le condizioni che favoriscono la vita, allora uno si allontana con lo Spirito, lì, dove la Vita è possibile”); Naked Truth (“Tutte le cose che possono essere ricercate esistono da sempre, così la Verità è Luce, chi ricerca nel buio fa affidamento solo sulla propria intelligenza e non conosce uguaglianza); I’m still walking (“Impariamo a perdonare noi stessi e gli altri quando riconosciamo la causa che alimenta la sofferenza, e camminiamo in modo tale da non perdere mai la strada che mantiene viva questa conoscenza”). Il disco ci conclude con un omaggio a Bob Marley. La band rilegge, infatti, in chiave funk Soul Almighty, brano pubblicato per la prima volta nel 1970 in chiusura del Lato A dell’Lp Soul Rebels. Prodotto da Lee Perry, si tratta del secondo album in studio del cantante giamaicano e della sua storica band The Wailers. Lo stesso pezzo conclude inoltre la tracklist di “Rasta Revolution“, album uscito nel 1974 come riedizione di Soul Rebels con alcune variazioni nell’ordine delle canzoni.

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