Museo del Confetto, storia di un piccolo scrigno dolce nato da una mandorla

Concetta Colucci

In una delle regioni, la Puglia, in cui il matrimonio è una delle celebrazioni più importanti per la comunità, non è un caso che sia nato ed abbia tanto successo il Museo del Confetto di Andria, frutto di una appassionata ricerca sulla produzione dell’alta confetteria artigianale. Il Museo è ospitato in una bella palazzina liberty, nel cuore del centro storico di Andria, originaria sede della fabbrica di confetti, dove il fondatore Nicola Mucci aprì il primo laboratorio nel 1894.

Ad Andria, i confetti venivano gettati sulla futura sposa, secondo l’usanza della petresciata, come augurio di prosperità proprio perché quel gesto ricordava la semina contadina.

Dalla tradizione ad oggi, i confetti continuano ad essere un elemento distintivo dei matrimoni. Il colore è rimasto il bianco ed il numero nelle bomboniere è sempre dispari perché si ritiene favorisca la nascita di un figlio, augurando alla coppia che non resti solo in due.  Di gran moda è la confettata, un tavolo dedicato ai svariati tipi e gusti di confetti, dai classici con mandorla siciliana “Pizzuta di Avola” a quelli ricotta e pera fino a quelli aromatizzati ai vari gusti di frutta con la mandorla di Toritto.

Il Museo del Confetto parla di vicende di anni passati e sperimenta gusti e tecniche che affascinano consumatori e turisti.  Esso raccoglie in quattro sezioni documenti, utensili, apparecchiature, reperti di archeologia industriale ormai introvabili che raccontano la storia della produzione di confetti, cioccolato e caramelle e l’attività della confetteria rispettando le ricette originali.

Il museo è stato Riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è membro del circuito “Locali Storici d’Italia”.

E’ una storia di altri tempi, di impegno, cura del proprio territorio e dedizione.

Andria, fine 1800, Nicola, figlio di Raffaele, titolare di un rinomato caffè – pasticceria nel centro antico, decise di apprendere l’arte del confetto, trasferendosi, appena quindicenne, a Napoli. Dopo circa cinque anni di apprendistato presso la Scuola Caflisch, ritornò ad Andria per dare inizio alla produzione di confetti nel laboratorio paterno: era il 1894.

Nicola sfruttando una proprietà importante della sua terra per la produzione dei confetti, i mandorleti, avviò la sua attività artigianale. Il 1926 fu edificato un grande stabilimento per la produzione dei confetti che contava circa 80 dipendenti. Nel ’45 il figlio Giovanni seguendo le orme paterne, decise per l’attuale denominazione: “Antica fabbrica di confetti Mucci Giovanni”. Sono gli anni della seconda guerra mondiale, le materie prime erano difficili da reperire e le condizioni economiche non lasciavano spazio all’ottimismo, ma il giovane imprenditore andriese decise di portare avanti il cammino della confetteria.

La generazione che attualmente segue la confetteria si è sentita responsabile di salvaguardare questa eredità con la sua storia, attraverso la realizzazione del Museo che trasmette al pubblico una straordinaria esperienza imprenditoriale, conservando integro, un patrimonio di bontà inimitabile. Guide specializzate accompagnano in un tour guidato, durante il quale è possibile visionare video che mostrano i momenti salienti sulla lavorazione di confetti e dragées.

Le materie prime furono scrupolosamente selezionate al fine di valutare quelle che meglio si adattavano alle lavorazioni che venivano effettuate.  Intorno al 1920, viene realizzata la “Mandorla Imperial” realizzata con la pelata di Bari ricoperta da uno strato di cioccolato bianco e leggermente confettata. L’evoluzione di quel primo confetto porta, nei successivi Anni ’30, alla creazione dei famosi Tenerelli, confetti dal cuore tenero, realizzati con le mandorle pugliesi di Toritto. Essa è una delle mandorle  tra le migliori in Europa, si raccoglie tra agosto e metà ottobre, contraddistinto da un seme dolce e da caratteristiche aromatiche che lo rendono la varietà principe di tutte le lavorazioni dolciarie.

I primi confetti, costituiti da una mandorla ricoperta di miele, vennero fabbricati da un arabo vissuto all’incirca un secolo prima del mille anche se, prima degli Arabi, conviene ricordare i Romani. Esistono testimonianze  che risalgono al 447 a.c. sull’uso dei confetti nei festeggiamenti delle nascite e dei matrimoni presso la ricca famiglia dei Fabi. Anche Boccaccio e Leopardi ne hanno narrato la bontà.
E’ oggi possibile degustare la ricetta classica risalente al Medioevo del Confetto di Federico II, con la mandorla, rivestita di zucchero di canna e miele e speziata.

In un settore, quello alimentare, dove le abitudini degli italiani si modificano frequentemente, anche la produzione del confetto si evolve continuamente, i confetti e i dragées sono realizzati con l’utilizzo di aromi e colori naturali, non contengono glutine possedendo anche importanti proprietà salutistiche. E’ noto, infatti, il potere antiossidante del cacao e le sue proprietà energetiche, stimolanti e antidepressive. Si trovano confetti senza zucchero e vegan per coloro che hanno problemi di intolleranza al latte e ai suoi derivati. Uno sguardo attento al nostro tempo riguardo ad altre fedi ed etnie ha permesso di ottenere la certificazione Halal e Kosher, rispettivamente per musulmani ed ebrei.

La rivista del Gambero Rosso ha inserito al primo posto la confetteria nella classifica dei dieci migliori confettifici italiani.

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