Muore Bruno Pesaola, simbolo del Napoli

Muore Bruno Pesaola, simbolo del Napoli

pesaola2E’ morto  a 89 anni  Bruno Pesaola, da tempo era ricoverato al Fatebenefratelli di Napoli. Petisso, come veniva chiamato per la sua bassa statura, era una delle bandiere del Napoli, la società di calcio alla quale era stato più legato nella sua vita. La sua carriera calcistica, nel ruolo di attaccante, inizia a 14 anni, in Argentina, dove il padre, un calzolaio marchigiano, si era trasferito prima che lui nascesse. Argentino naturalizzato italiano, Pesaola sbarca in Italia negli anni ’40 prima alla Roma, dove si distinsei come attaccante brevilineo, veloce, abile nelle finte e prolifico ma in seguito a  un gravissimo infortuni la sua carrierasembrava  ormai compromessa. Approda prima al Novara e poi dal 1952 al 1960 al Napoli, dove si rende protagonista indimenticabile della vittoria casalinga nella partita di inaugurazione dello stadio San Paolo contro la Juventus, il 6 dicembre 1959. Alla vecchia Signora, non bastò la presenza degli Agnelli, Umberto (come presidente) e Gianni per fermare un incontenibile Petisso che trascinava il Napoli alla vittoria per 2 a 1. Finita la carriera di calciatore, per ben tre volte allenò la squadra azzurra alla quale regalò una promozione e la prima Coppa Italia, consentendo a una squadra militante in serie B di conquistare il trofeo per la prima volta. Pesaola giocò anche in nazionale. La sua vita è rimasta legata al Napoli. Amato dai tifosi napoletani di un amore che lui ricambiava, tanto da fargli spesso dichiarare di essere un “napoletano nato all’estero”, negli ultimi anni era spesso chiamato dalle tv e radio locali come opinionista. Nel 2009 il Comune di Napoli gli offrì cittadinanza onoraria.

Pesaola ha anche recitato a fianco di Walter Chiari ne L’innafferrabile 12 e di Carlo Dapporto ne L’inafferrabile 13. Ma il vero omaggio alla sua carriera glielo tributò; Paolo Sorrentino ne L’uomo in più, il suo allenatore Molosso, interpretato da un magistrale Nello Mascia, è ispirato proprio al Petisso. Con lui se ne va un pezzo di calcio sano, quello che è sempre più difficile ritrovare di questi tempi.

 

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