Junker ue

di CLAUDIO D’AQUINO

Parla Jean-Claude Juncker, fulminato sulla strada di Strasburgo. Improvvisamente rapito dal fascino del riformismo italiano. Divenuto d’un tratto, dopo le schermaglie di primo acchito, un fan di Matteo Renzi. “Non sanziono l’Italia – dice ad alta voce, facendo in modo che si senta bene l’eco tra le Alpi e il Tevere – perché credo nelle riforme”.

La conversione di Juncker fa venire i lucciconi. Ha tratti commoventi. Sentite qua:

“Se sei presidente della Commissione europea, devi saper ascoltare i Paesi e i governi…” (Ma va…!)

“… devi capire che cosa sta succedendo anche nella politica interna di ciascuno Stato membro…” (Ma davvero?)

“… Sarebbe stato facile punire i Paesi che non rispettano le regole del Patto (Italia, Francia e Belgio. Ndr)… bastava applicare le procedure previste. Ma io ho scelto di lasciarli parlare. E di ascoltare…” (Ma davvero davvero?)”

E com’è che il presidente della Commissione europea, potendo scegliere tra falco e colomba, ha infine scelta la seconda che ho detto?

CAPTATIO BENEVOLANTIAE

I Latini la chiamavano “captatio benevolentiae”. Ed è facile fare due più due. Perché tutti ricordano che, nemmeno un mese fa, i medesimi protagonisti di abbraccio e bacio in bocca, si erano presi a capelli. “Renzi sappai che a Bruxelles non c’è una banda di burocrati”, aveva detto Juncker a muso duro al premier italiano che si era permesso di rintuzzare la algida rigidità dei Patti. A Juncker era proprio saltata la mosca al naso. E così la Commissione europea ha alzato la voce con un governo di uno stato membro, e questa è una cosa un tantino irrituale.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Scoppia uno scaldalo, dopo qualche giorno dal singolar tenzone, che per Junker è una tranvata sulla faccia. Il presidente precipita nel tritovagliatore mediatico e ci rimane per qualche giorno. Viene indicato infatti come responsabile politico di favoritismi fiscali in quantità industriale. Anzi multinazionale. A favore di 340 aziende internazionali, infatti, il Lussemburgo ha stretto patti segreti per diversi anni. Una colossale elusione fiscale che ha sottratto miliardi al fisco dei Paesi d’origine. Una emorragia di fondi, perfettamente legale sul piano formale, che ha sottratto risorse all’economia dell’Ue. Juncker ci resta invischiato, perché à stato alla guida del Lussemburgo tra il 1995 e il 2013.

PARADISO FISCALE

Ecco il commento di Paolo Raffone (Il Sussidiario):

“Se il Lussemburgo da piccolo Paese agricolo si è trasformato in pochi anni in una potenza finanziaria è perché dagli anni settanta ha accomodato convenientemente gli interessi finanziari, con la massima discrezione, di stati, imprese e facoltose famiglie… Una potenza finanziaria costruita… grazie a una camera di compensazione delle transizioni finanziare completamente oscura, cioè non rintracciabile. Un sistema per fornire una piattaforma legale per compensazioni interbancarie (attività perfettamente illegale) che offriva soluzioni mondiali per l’evasione fiscale e il riciclaggio del denaro”. Alcune inchieste giudiziarie in proposito, conclude Raffone, si sono concluse con il non luogo  a procedere e varie prescrizioni…

Evasione, riciclaggio, prescrizione: vi ricordano qualcosa, qualcuno, queste parole?

Come? Gomorra??

Ma no, la differenza c’è, ed è qualitativa, oltre che quantitativa. Il colpo di pistola, preferibilmente in faccia.

  1. Sullo scandalo “Luxleaks”, promosso da una rete di circa settanta giornalisti di varia provenienza, è calato il silenzio. Renzi e Juncker – forse anche per le parole di Papa Bergoglio, che nell’emiciclo del Parlamento europeo hanno sortito un certo effetto – quando si incontrano si scambiano in sollucchero baci e abbracci e pacche sulla spalla. Juncker ha bisogno, adesso, di rinforzare il proprio standing personale e rilanciare quello dell’istituzione che rappresenta. Renzi deve portare a casa la pagella del primo trimestre. Ed ecco il miracolo di Strasburgo.

 

PPSS. Nel Mezzogiorno siamo oltre venti milioni. La città simbolo è sempre Napoli, capitale mondiale della cazzima. Ma con tanti che siamo, un furbo come Juncker proprio non lo rimediamo?