Migranti, Conte sfida Salvini

Migranti, Conte sfida Salvini

In spregio a ogni galateo istituzionale, pur di ribadire il suo no pasaran ai 49 migranti bloccati da 18 giorni sulle Sea Watch e Sea Eye, Salvini ha organizzato al volo un live su Facebook per ribadire al capo del governo, ospite di Porta a Porta in quegli stessi minuti, la linea della fermezza. Al ministro leghista è bastato leggere i flash di agenzia con le prime dichiarazioni di Giuseppe Conte che, dagli studi Rai, apriva alla possibilità di accogliere una quindicina di profughi nel quadro di un accordo internazionale. A Salvini che continua a dire di no Conte risponde: «Vorrà dire che non li faremo sbarcare, li prenderò con l’aereo e li riporterò. Questo è un caso eccezionale, con donne e bambini da oltre due settimane in mare: io non volendo tradire la linea di coerenza del governo, penso che il sistema Italia possa sopportare poche donne e pochi bambini. Ed è contrario a qualsiasi principio separare padri e figli». Giurando di parlare a nome di tutta la maggioranza: «Salvini esprime una linea condivisa dal governo», ha spiegato Conte, costretto a più d’una contorsione verbale per coniugare posizioni tanto diverse, «ma se marchiamo nel segno dell’eccezionalità un intervento di questo tipo, la linea del governo non può essere tacciata di incoerenza». Un funambolismo risultato tuttavia sgradito al ministro dell’Interno. Che, via social, prende subito le distanze dal premier, certificando una frattura lasciata per giorni sottotraccia. «Non ci sarà mai l’ok mio o di un ministro della Lega a ulteriori strappi», esordisce Salvini. «Malta con la complicità di altri paesi europei, Germania e Olanda, tiene a poche miglia dalla costa un barcone con 49 persone a bordo, chi se ne deve far carico? L’Italia no, con il mio ok no, con la mia complicità no». Eppure, sottolinea D’Alimonte sul Sole 24 Ore, “nonostante i molti passi falsi dei due partiti di governo la realtà è che a distanza di dieci mesi dalle elezioni e sette mesi dalla nascita del governo Conte il sostegno a M5S e Lega Nord è ancora tra il 55 e il 60 per cento. Si tratta di un dato straordinario. Non esiste nell’Europa Occidentale oggi un governo che può contare su un livello di sostegno simile. Certo, si tratta di intenzioni di voto e non di voti, ma il dato non può essere sottovalutato. La sfiducia degli elettori nelle vecchie classi dirigenti è così diffusa e così profonda da rappresentare ancora oggi un capitale cui M5S e Lega Nord possono continuare ad attingere”.

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