La conversione in legge del Decreto Omnibus (95/2025) ha introdotto una proroga del Superbonus al 110% per il 2026, ma solo per una parte dei territori colpiti dai terremoti. La misura riguarda esclusivamente gli immobili situati nelle aree del cosiddetto “cratere sismico” — Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria — colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 e da quelli del 2016.
In questi territori, le spese sostenute nel 2026 potranno beneficiare del 110% a condizione che eccedano i contributi pubblici per la ricostruzione, che l’istanza sia stata presentata dal 30 marzo 2024 e che il beneficio sia fruito tramite sconto in fattura o cessione del credito. Per sostenere la proroga, il fondo da 400 milioni inizialmente previsto per il 2024 viene rimodulato e spalmato fino al 2026.
Diverso il destino delle altre regioni colpite da terremoti, come Molise, Campania, Emilia Romagna e Sicilia, dove il Superbonus resta valido solo fino al 31 dicembre 2025. Qui, quindi, non è prevista alcuna proroga: i lavori dovranno chiudersi entro la fine del prossimo anno.
Si tratta di una distinzione netta: chi rientra nel “cratere” potrà contare su un anno in più e su una maggiore flessibilità, mentre i territori “extra cratere” restano vincolati alla scadenza del 2025. Una differenza che, sottolineano osservatori e associazioni, rischia di creare disparità nel percorso di ricostruzione post-sisma tra le diverse aree del Paese.