Mediterraneo, un’estate ad altissima tensione

Mediterraneo, un’estate ad altissima tensione

Sembra proprio che questo sia l’anno dei grandi stravolgimenti del Mare Nostrum. Uno sguardo veloce alle sue varie sponde e te ne accorgi di stare in un mare in tempesta.

La sponda orientale è devastata dalla crisi greca che, ogni qualvolta che si pensa di arrivare ad una sua soluzione definitiva, scopriamo che la politica è incapace di trovare le giuste misure e l’approccio necessario per raggiungere un compromesso realistico.

Dobbiamo, purtroppo, constatare la mancanza di leadership in grado di assumersi le proprie responsabilità e capace di spiegare ai rispettivi popoli la necessità di assumere delle decisioni dolorose ma necessarie per il bene ed il futuro della casa comune chiamata Europa. I leaders europei sembrano tutti impegnati in manovre per accontentare, ognuno, il proprio elettorato e, quindi, per il mantenimento del proprio potere.

Il rischio di frantumare la ” casa” è elevatissimo e, pertanto, lo sforzo richiesto per evitare il disastro è enorme. Un grande leader è dotato soprattutto di buon senso che deve essere usato nei momenti più difficili. Dimostrino i nostri governanti di possedere al meno questa qualità.

D’altra parte, appena ci spostiamo verso la sponda sul mar libico, troviamo una regione coinvolta in un incendio che divora tutto e tutti. Dalla Siria all’Egitto all’Algeria, passando per la Libia e la Tunisia, si assiste ad una escalation senza precedenti. Il Marocco sembra sia rimasto al di fuori di questo terribile scenario di lotte intestine e fratricide che destabilizzano tutto il Maghreb.

L’Egitto, invece, è ormai entrato a far parte dopo gli ultimi fatti drammatici del Sinai ed il Cairo. Nel Sinai, dove una battaglia alla pari tra esercito egiziano e gruppi armati,che si rifanno all’IS, ha lasciato sul terreno molti morti e feriti da entrambe le parti. Al Cairo si assiste da tempo ad una serie di attentati a pubblici ministeri e magistrati, di cui ultimo è l’attentato alla sede dell’ambasciata italiana che sembra essere andata di mezzo solo perché di lì passava un giudice protagonista delle sentenze al processo ai ” Fratelli Musulmani” dell’ex presidente egiziano Morsi.

In Tunisia è stato appena dichiarato lo stato di emergenza, dopo le stragi di Bardo a Tunisi e della spiaggia a Sousse. Questo sta a certificare lo stato avanzato di criticità a cui è giunto il paese maghrebino.

In Libia, invece, abbiamo assistito nei giorni scorsi alla firma di un accordo di pace promosso dall’ONU. L’accordo firmato, appunto, nella capitale marocchina Rabat tra il governo libico “riconosciuto” di Tobruk ed alcune frange e tribù armate non annovera tra i suoi firmatari una parte principale del conflitto libico. In effetti, non c’è traccia dell’altro governo libico “non riconosciuto” di Tripoli vicino ai ” Fratelli Musulmani”.

Ci si chiede, quindi, se quest’accordo non vada nella direzione della definitiva divisione della Libia in due stati, uno a trazione laica e l’altro a trazione religiosa. È uno schema simile a quel che succede in tutti gli altri paesi del Medio Oriente e Nord Africa  dove ci sono disordini in atto.

Infine, arrivano dall’Algeria notizie molto frammentate e confuse su disordini avvenuti nelle settimane e mesi scorsi nell’entroterra algerino, dove alcune minoranze etniche, di provenienza fenicia, subiscono l’aggressione di alcune frange appartenenti ad altre etnie potenti, arabi e berberi. Se questo dovesse essere il preludio ad un conflitto simil-libico, saremmo di fronte ad uno scenario molto preoccupante che riguarda il paese maghrebino più ricco di materie prime, gas naturale, che esporta gran parte dei suoi prodotti all’ Europa mediterranea, Francia ed Italia in primis.

Sul versante mediorientale del mediterraneo, la Siria è un capitolo molto più lungo con scenari di devastazione in stato molto avanzato, dove la spartizione del paese in vari stati su base etnico-religiosa sembra l’unica soluzione plausibile.

Il Kurdistan ormai ha preso corpo, mentre restano da definire i confini che divideranno uno stato alauita da uno stato sunnita.

Naturalmente, sullo sfondo c’è una trattativa mondiale sul nucleare iraniano che si concluderà nelle prossime ore e che, nel caso di esito positivo, avrà un impatto determinante sugli sviluppi di tutta l’area.

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