Emergenza profughi, il silenzio assordante dell’Europa

Emergenza profughi, il silenzio assordante dell’Europa

Il dibattito sulle misure da assumere, contro i trafficanti di essere umani ed i loro maledetti barconi della morte, si era infiammato negli ultimi giorni con il picco raggiunto giovedì al summit europeo, dal quale si attendevano decisioni risolutive: da una parte come arginare il flusso risolvendolo alla radice e dall’altra come gestire il fenomeno del secolo ossia l’immigrazione di popolazioni intere verso l’Europa.

Come era ampiamente previsto, nell’articolo precedente avevamo avvisato di tale rischio, l’Europa non ha preso decisioni e, per l’ennesima volta, i due blocchi, sud e nord Europa, hanno dimostrato di avere visioni, valori e missioni completamente diversi.

L’aveva predetto l’ex premier italiano ed ex presidente della commissione europea Romano Prodi, che dalle pagine di due importanti quotidiani, il Mattino e la Repubblica, aveva, in ordine cronologico, invitato ad un patto coi paesi arabi del Maghreb per controllare e gestire l’emergenza e, successivamente, aveva predetto che l’Europa non avrebbe trovato l’accordo su una soluzione unitaria perché, basandosi sulla sua esperienza di ex presidente della commissione europea, i paesi del Nord Europa non avrebbero accettato una gestione del problema che prevedesse una loro partecipazione effettiva a ricevere parte degli immigrati.

Non siamo d’accordo col premier Renzi che ha considerato un successo il fatto che ci sia stato un summit su questo problema ! Per il semplice motivo, che i successi non si misurano con il numero delle riunioni che vengono  svolte, ma con le decisioni che si prendono e come vengono poi attuate le soluzioni pianificate.

Per andare al punto, l’Europa ha deciso di rafforzare l’operazione Triton (controllo delle frontiere), finora fallimentare, allocando maggior risorse e di rivolgersi all’ONU per l’ottenimento di una risoluzione che permetta ai droni occidentali di bombardare i miseri barconi della morte. I droni, appunto, che sono in azione da un decennio su tutto il Medio Oriente con scarsa efficacia e risultati non decisivi e spesso deludenti.

Decisioni di “pancia”  insomma, mentre avevamo bisogno di soluzioni pensate, magari faticose da raggiungere, dove tutta l’Europa ci mette la faccia. Purtroppo, neanche l’ombra, e potremmo dire che l’unico momento, anzi minuto, di unità europea constatato durante il summit, è stato il minuto di silenzio per le anime delle vittime del Mediterraneo!

Un silenzio assordante che temiamo durerà un’eternità.

La stampa locale, quella araba, dalla Libia alla Siria, dal Libano all’Egitto al Marocco, non ha dubbi ed è, in questo, molto d’accordo con quel che dice Romano Prodi; non c’è soluzione che possa prescindere da un patto coi paesi arabi direttamente coinvolti.

La domanda che, però, potrebbe, giustamente, porsi è: con quali governi stringere i patti, quando mezzo mondo arabo è deflagrato all’inverosimile? Nello specifico, con quale governo libico l’Europa e L’Italia, in particolare, devono dialogare, stringere patti e, nel caso, su cui esercitare delle pressioni?

La risposta non è scontata, perché il governo libico riconosciuto internazionalmente è insediato a Tobruk e non ha nessuna influenza sul traffico dei barconi che è, invece, controllato dal governo dei fratelli musulmani  di Tripoli che, secondo la stampa locale, starebbe inondando il Mediterraneo di emigranti, per esercitare delle pressioni sull’occidente  perché venga riconosciuto come unico governo della Libia. L’Europa e l’occidente lo sanno bene e se non intervengono su una soluzione di questo nodo, perdono tempo, essendone ben consci.

Il disegno geopolitico per la Libia e, più ampiamente, per il mondo arabo, non permette all’Europa margini di manovra fino a quando il disegno non sarà completato.

Temiamo che i tempi saranno lunghi e che il mare continuerà ad essere palcoscenico di un dramma di portate incalcolabili, per cui sarebbe più degno per tutti noi, essere pronti a gestire questa emergenza con umanità.

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