Roma, 3 settembre 2025 – La Maturità 2026 si prepara a una rivoluzione. A cominciare dal nome: non più “esame di Stato”, ma semplicemente “esami di Maturità”. E non solo: cambiano le regole per l’ammissione, i criteri di valutazione e l’organizzazione delle prove, come stabilito dal nuovo decreto in arrivo al Consiglio dei ministri.
Si parte il 18 giugno (di giovedì)
Contrariamente alla tradizione, l’esame inizierà giovedì 18 giugno, non mercoledì come di consueto. La prima prova scritta sarà di italiano, seguita dalla seconda prova su materia caratterizzante, e poi dal colloquio orale.
Cosa cambia: condotta, oralità e Ptco
Le principali novità della Maturità 2026:
✅ Condotta determinante:
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Solo con voto 9 o 10 in condotta si otterrà il massimo del credito scolastico.
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Chi ha voto 6 dovrà portare all’orale una tesina su cittadinanza attiva e solidale.
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Con un voto inferiore a 6, non si verrà ammessi all’esame.
✅ Colloquio obbligatorio:
Chi si rifiuta di sostenere l’orale, anche dopo aver fatto gli scritti, dovrà ripetere l’anno. Una misura pensata per evitare proteste simili a quelle degli scorsi anni.
✅ Orale multidisciplinare:
La prova orale sarà più aperta e interdisciplinare, valutando la capacità dello studente di collegare concetti tra le varie materie.
✅ Più peso a educazione civica e Ptco:
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L’educazione civica sarà parte integrante della valutazione.
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Resta obbligatorio il completamento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro (oggi Ptco).
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Resta anche la partecipazione alle prove INVALSI in primavera.
Il commento dei presidi: “Prova più coerente con la realtà scolastica”
Positiva la reazione dei dirigenti scolastici, in particolare dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP).
“La riforma va nella direzione giusta: più competenze, più interdisciplinarietà, più coerenza con il percorso di studi”, afferma Cristina Costarelli, presidente ANP Lazio.
“La prova orale è parte integrante dell’esame e non può essere saltata per protesta”.
Studenti sul piede di guerra: “Modello autoritario e repressivo”
Totalmente opposta la reazione del mondo studentesco.
La Rete degli studenti e l’Unione degli studenti hanno annunciato mobilitazioni contro il ministro Valditara, accusato di aver imposto una riforma senza alcun confronto con gli studenti.
“Il ministro parla tanto di educazione civica, ma non ci ha mai chiesto cosa pensiamo”, denuncia Federica Corcione dell’esecutivo nazionale dell’Unione degli studenti.
“È una scuola che reprime invece di ascoltare”.