Massimo Ciancimino: “Mattarella, una brava persona cresciuta nel ricordo del fratello ucciso dalla mafia”

massimo Ciancimino

di LAURA BERCIOUX

In Sicilia, ,l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica guarda a Mattarella con un “odi et amo”. Diverse le opinioni, qualche associazione antimafia insorge, i Cinque Stelle non gradiscono, Salvini si scatena con il suo solito populismo. Il Pd esulta e anche parte della destra con Alfano entusiasta. Luci e ombre sul nuovo Presidente. Quando fu ammazzato barbaramente Piersanti Mattarella era la stagione dura della mafia. Sergio Mattarella, dopo la morte del fratello, che vide cadavere sotto casa sua, decise di entrare in politica.
Nicola Mancino imputato del processo sulla trattativa Stato-Mafia ha dato mandato ai suoi legali, gli avvocati Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili, per citare in aula Sergio Mattarella: ancora una volta la storia si ripete. Un curioso e strano fatto vedrebbe di nuovo un Presidente della Repubblica nel processo come testimone davanti alla Corte di Assise di Palermo.
Poi c’è la storia della lettera del Corvo, che scatenò che fece tremare i palazzi alla politica e della giustizia dove si faceva riferimento anche agli onorevoli Sergio Mattarella e Calogero Mannino. Mannino tiene a sottolineare, all’Adnkronos di qualche giorno fa,  che con Sergio Mattarella i rapporti erano davvero ottimi. “Con Sergio Mattarella abbiamo condiviso tanti anni di vita politica insieme ai tempi della Dc, fin dai primi anni Ottanta. Ricordo con commozione il congresso Dc di Agrigento del 1983, quando io e Mattarella, che ancora non era neppure deputato, trovammo la forza di buttare fuori dal partito Vito Ciancimino”.

Massimo Ciancimino, come commenta l’elezione a Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella?

 “Brava persona, purtroppo mai cresciuto politicamente catapultato dopo l’eccidio della fratello. Piersanti era il cavallo di razza come il padre Bernardo, un gran politico. Dopo la morte del padre nel 1971 cercò di costruire un immagine diversa dal politico che rappresentava l’elettorato del padre. Stava crescendo troppo, molte le sue aperture a eventuali compromessi storici. L’unico vero avversario allo strapotere andreottiano in Sicilia. Così si maturò la sua uscita forzata dalla scena politica. Un ordine ben preciso, molti interessi confluirono nella decisione di eliminarlo. Non so se anche mio padre ne era consapevole certo non fece nulla per evitarlo.

Suo padre poteva fare qualcosa?

“Sicuramente aveva capito qualche malessere. Spesso non fare è come fare. Al livello politic0, in regione, mio padre non aveva grande peso. Il suo avversario erano Andreotti, Lima… Anche altre forze si misero di mezzo. La stessa mafia non gli perdonò mai il fatto di aver scelto strade diverse, non ascoltava più i preziosi consigli”.

Mattarella è citato nel processo alla Trattativa Stato Mafia

“Sì,  teste di Mancino. Non si può fare il processo al papà morto o ad un modo di fare politica negli anni 70. Lui non volendo è entrato in un meccanismo difficile, alquanto compromesso. Non fare completamente errori non sarà stato facile, quasi impossibile. Sergio Mattarella è un grande studioso, neanche tanto ambizioso, si è sempre portato dietro la figura di suo fratello morto ammazzato come termine di paragone. Suo padre faceva la politica che si faceva negli anni Settanta-Ottanta, la stessa che ha visto Andreotti condannato per collusioni ma prescritto. Il terreno dove si giocava la partita era una melma, non sporcarsi equivaleva a non giocare. Si giocavano partite importanti tra pallettoni di lupare. È citato nel processo dalla difesa di Mancino, sono della stessa area politica”.

Erano tempi duri per la politica di quegli anni…

“Criticare o giudicare una classe politica come quella che operava negli anni Settanta-Ottanta oggi è facile, di fatto si giocava in un terreno difficile, Roma imponeva il controllo del territorio, la grande cassa di voti DC. Il tutto sarebbe stato impossibile senza rapportarsi con chi il territorio ed i voti li teneva in pugno, spesso i rapporti dei politici di allora erano di totale o parziale collusione con ambienti mafiosi, ne è la prova la sentenza Andreotti. Ne è la prova l’omicidio Lima ed il suicidio di Nicoletti informato di una inchiesta su di lui. Cassina, i Salvo, D’Agostino, Piazza, Vaselli, Zummo, tutti nomi dell’allora imprenditoria, era imposssibile starne fuori da vivi”.
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