Marco Zigon: “Vi spiego perchè il Sud è un affare anche per il Nord…”

unnamed (6)Marco Zigon, ingegnere elettrotecnico, alla guida del Gruppo Getra, holding industriale leader in Italia e in Europa nel settore energetico, è anche presidente della Fondazione Matching Energies, costituita nel 2012 per impulso del Gruppo Getra. In partnership con il Denaro ha messo in campo un percorso di riflessione e di mobilitazione per “ripensare” il Mezzogiorno e metterlo in condizione di diventare motore di sviluppo. Percorso che è giunto alla sua quinta tappa lunedì 9 marzo con un incontro pubblico, svoltosi al Castel dell’Ovo, con Yoram Gutgeld, consigliere economico del premier Matteo Renzi. Il tutto si sviluppa nell’ambito di Napoli 2020, un format del Denaro diretto da Alfonso Ruffo. Una piattaforma che sembra destinata ad aggregar le forze positive del Mezzogiorno che a partire anzitutto dalle proprie risorse e dalle proprie forze. Zigon è convinto che il Sud abbia le potenzialità per trasformarsi da vagone di coda a locomotore della crescita italiana. “Il contributo del Mezzogiorno è indispensabile – sostiene Zigon – affinché l’intero Paese possa ambire a un riposizionamento nelle sfide competitive su un piano globale”. Il Sudonline lo ha intervistato

Ingegnere, a quali condizioni  il Sud può svolgere questa funzione?

A condizione che i tanti territori che compongono l’area meridionale imparino a puntare sui propri asset e sulle proprie potenzialità, risolvendo le proprie criticità ambientali. Poi certo anche il governo deve fare la sua parte, soprattutto in tema di sviluppo delle reti infrastrutturali, la sicurezza, il contrasto ala criminalità.

Da centocinquant’anni che si parla di questione meridionale. Che cosa è cambiato oggi?

Le ricette sul Mezzogiorno vanno viste in un’ottica completamente diversa rispetto al passato. La lezione del meridionalismo classico non va dimenticata, dobbiamo anzi farne tesoro. Ma intanto il mondo è cambiato profondamente. Dal punto di vista geopolitico il Sud si colloca in uno scenario che non ha alcuna similitudine con quello del secolo scorso. Parimenti occorre tener conto che oggi non ha più senso parlare del Mezzogiorno come di un “unicum”.

Vuol dire che la figura retorica del Mezzogiorno a macchia di leopardo va meglio?

E’ del tutto evidente che il Sud è oggi un insieme composito di diverse entità con differenti problematicità, ma anche diverse potenzialità e prospettive. Le aree interne non si possono più considerare in ritardo di sviluppo rispetto a zone con forti criticità ambientali, specie nella periferia delle grandi città.

Nel convegno con Gutgeld quest’ultimo ha apprezzato molto un assunto del suo discorso. Cioè quello secondo il quale solo il Sud può salvare il Sud. Cosa può aggiungere per spiegare questo concetto?

Credo per tante ragioni, oggi non sia possibile impostare una iniziativa di persuasione verso le istituzioni di governo basata solo sulla richiesta di ulteriori risorse per compensare il ritardo di sviluppo. Ripeto, non prima di aver dimostrato di saper ben governare, cominciando da una maggiore efficienza nella spesa dei Fondi europei per il Sud.

Dopo di che quali sono i punti di forza del nuovo meridionalismo?

Il problema della bassa crescita interessa tutto il Paese. Disegnare una rinnovata politica di sviluppo per il Sud è interesse dell’Italia e, direi, dell’Europa.

A suo parere in che misura il Sud è un vantaggio per l’economia italiana?

E’ una misura che uno studio recente condotto da Srm, il centro sutdi di Bantca Intesa, ha calcolato parlando di forte interdipendenza economica tra Nord e Sud. Srm ha stimato che ogni 100 euro spesi per prodotti del Mezzogiorno determinano una domanda aggiuntiva per le imprese del Centro Nord pari a 40 euro. Quindi, uno shock sul Pil del Mezzogiorno ha un effetto più marcato sul Pil del Centro Nord di quanto non avvenga nel caso opposto.

Quindi è sbagliato concepire il Sud esclusivamente come un mercato di venti milioni di consumatori?

Qui vengono a sostegno le tesi di autorevoli economisti della Fondazione Edison i quali sostengono che il Mezzogiorno conta più di alcune nazioni dell’Unione europea per valore aggiunto manifatturiero.  Più di Finlandia, Romania, Danimarca, Portogallo e Grecia. Le filiere più attive e trainanti vanno dall’aerospazio e aeronautico all’automotive, dall’agroalimentare all’energia.

 Le aziende del suo Gruppo sono notoriamente proiettate nel Mediterraneo, oltre che in Nord Europa e Far East. Che cosa suggerisce in proposito?

Non solo la Getra, ovviamente, ma tutta l’economia italiana, e segnatamente meridionale, deve guardare al Mediterraneo allargato. Tra Canale di Suez e Stretto di Gibilterra, 1 nave su 5 che naviga i mari del mondo passa da qui. E L’Africa da continente del sottosviluppo sta diventando rapidamente mercato del futuro. Già oggi una dozzina di Paesi africani hanno un reddito loro procapite superiore a quello della Cina. Ad oggi oltre 220 milioni di africani vivono in regioni in cui il PIL cresce più del 6%. E la domanda di energia, soprattutto di energia rinnovabile, non può fare a meno delle piantagioni del solare sahariano.

Go to TOP