Sarebbe partita da San Marcellino, in provincia di Caserta, la Fiat 500 nera sulla quale, la sera del 16 ottobre 2025, viaggiavano i presunti autori dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, coordinati dalla Procura capitolina, l’auto avrebbe raggiunto Campo Ascolano, frazione di Pomezia, dove intorno alle 22.15 è esplosa una bomba carta contenente circa un chilo di polvere pirica. L’ordigno era stato collocato sotto il cofano dell’auto del giornalista, parcheggiata davanti all’abitazione di famiglia.

Dopo l’esplosione, i responsabili sarebbero risaliti in macchina, avrebbero imboccato l’autostrada e sarebbero rientrati nel Casertano. Una ricostruzione che, se confermata, rappresenterebbe un tassello importante per chiarire non solo chi siano gli autori materiali dell’attentato — due persone sarebbero già state individuate dagli investigatori — ma anche il possibile movente.

Il collegamento con l’Agro casertano

Il punto di partenza del presunto tragitto, San Marcellino, si trova nell’Agro casertano, territorio storicamente segnato dalla presenza del clan dei Casalesi. È da qui che partirebbe una delle piste investigative seguite dagli inquirenti.

Il filo dell’indagine arriverebbe fino ad Adria, in provincia di Rovigo, dove ha sede il Cantiere Navale Vittoria, azienda specializzata anche nella produzione di motovedette. La società è finita al centro di un’inchiesta giornalistica di Report su un presunto traffico illecito di armi, scoperto nel settembre 2025 dall’inviato Daniele Autieri e poi raccontato in un servizio andato in onda nel novembre successivo.

Sulla vicenda lavorano tre procure: Roma, competente sull’attentato a Ranucci; Venezia, per gli aspetti legati al Cantiere Navale Vittoria; e Napoli Nord, che avrebbe acceso un faro su presunti rapporti e affari nel territorio casertano.

Le società citate nell’inchiesta

A San Marcellino opera anche Rete Het, società padovana guidata da Roberto Cavazzana, presidente del Cantiere Navale Vittoria dal febbraio 2025. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, nel territorio casertano Rete Het si sarebbe avvalsa della collaborazione della Pev srl, azienda che nel 2024 avrebbe registrato una crescita significativa del fatturato, arrivando a circa 1,44 milioni di euro.

La Pev risulta partecipata da Enrico Petrarca, imprenditore legato da rapporti familiari a Mario Cotiscione. Quest’ultimo, secondo un documento investigativo citato dalla stampa locale, sarebbe ritenuto vicino a Carmine Morelli, detto Carminuccio ’o Zingaro, indicato come elemento di spicco del clan dei Casalesi.

È necessario precisare che, allo stato, Cavazzana e le altre persone citate non risultano indagate. Gli investigatori starebbero lavorando su questa pista con particolare riserbo.

La lettera anonima arrivata a Report

I sospetti su un possibile collegamento tra l’attentato a Ranucci e ambienti riconducibili al clan dei Casalesi sarebbero emersi anche da una lettera anonima recapitata nel novembre scorso alla redazione di Report.

Nei giorni successivi, i pm di Roma hanno ascoltato come persone informate sui fatti sia l’inviato Daniele Autieri sia Francescomaria Tuccillo, ex amministratore delegato del Cantiere Navale Vittoria. Tuccillo, il 17 ottobre, poche ore dopo l’attentato contro Ranucci, avrebbe ricevuto una comunicazione via pec con cui veniva invitato a lasciare l’azienda.

Il caso delle mitragliatrici trovate ad Adria

Nelle anticipazioni diffuse sui social, Report ha annunciato un nuovo servizio dedicato al Cantiere Navale Vittoria e ai possibili collegamenti con l’attentato al suo conduttore.

Al centro dell’inchiesta ci sono anche i rapporti tra la società e la Guardia costiera libica. Dal 2017, in seguito agli accordi tra Italia e Libia promossi dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, il Cantiere Navale Vittoria sarebbe stato indicato tra i fornitori privilegiati di motovedette destinate a Tripoli.

Secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, le imbarcazioni sarebbero state fornite ufficialmente senza armamenti. Tuttavia, nel settembre 2025, durante una visita dell’inviato Autieri nello stabilimento per intervistare Cavazzana, sarebbero state rinvenute due casse contenenti due mitragliatrici da guerra Browning M2 calibro 50, non registrate.

È uno degli elementi più delicati dell’intera vicenda: da un lato, il Cantiere Navale Vittoria — salvato dal fallimento con l’intervento del governo attraverso il golden power — avrebbe fornito motovedette disarmate alla Libia; dall’altro, nella sede dell’azienda sarebbero stati trovati armamenti illegali compatibili con quelli utilizzati in contesti militari.

Le indagini proseguono

Il servizio realizzato da Autieri è stato inserito, insieme ad altri materiali giornalistici, in una denuncia presentata da nove cronisti di Report, assistiti dall’avvocato Roberto De Vita, e depositata agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma.

L’indagine resta aperta. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire la catena di responsabilità dell’attentato, il ruolo dei presunti esecutori e soprattutto il movente. La pista che collega il Casertano, il Cantiere Navale Vittoria e le inchieste di Report è ora uno dei fronti più delicati su cui si concentrano gli accertamenti.

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