L’Italia al bivio tra Industria 4.0 e l’innovazione del manifatturiero

Il comparto manifatturiero italiano è ancora diviso tra la spinta al futuro, che arriva anche dal piano di Industria 4.0, e il consolidamento della struttura presente, che sembra finalmente uscita dalla crisi. Ecco come il nostro Paese e le sue imprese si preparano alla quarta rivoluzione industriale.

Ne è convinto anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: “l’industria 4.0 è la quarta rivoluzione industriale in un Paese che è il secondo paese manifatturiero in Europa, dopo la Germania. Recuperare produttività è un obiettivo da perseguire. I mercati globali sono mercati di nicchia, sono fatti per l’industria italiana; con l’industria 4.0 realizzeremo prodotti personalizzati in chiave industriale. Si tratta di una grande occasione per l’industria italiana”.

I numeri dell’Industria 4.0. E i numeri confermano l’analisi del numero uno di Confindustria: secondo gli esperti, infatti, gli sviluppi della tecnologia in ambito industriale e manifatturiero, che derivano dalla continua digitalizzazione dei processi produttivi, potrebbe generare una crescita di 1.200 miliardi di euro soltanto in Europa, al ritmo di 250 miliardi di euro all’ano entro il 2025, con contestuale incremento dei posti di lavoro che salirebbero fino a 31 milioni entro il 2020. Ecco che il termine “rivoluzione” non sembra così fuori luogo.

La rivoluzione dell’IoT. D’altra parte, lo vediamo anche nella nostra vita di tutti i giorni: il digitale sta rivoluzionando la nostra quotidianità, e anche nell’economia sembra sempre più difficile tracciare linee di confine tra mondo fisico e tecnologico. Nel comparto manifatturiero, l’integrazione delle nuove tecnologie nei diversi processi produttivi ha generato le innovazioni come stampanti 3D, smart manufacturing, robotica, cloud computing, big data, open data e, più in generale, quella che viene chiamata IoT, ovvero l’Internet of Thing, un complesso che sta contribuendo a ridisegnare il modo di fare impresa, creando opportunità per sviluppare modelli di business completamente nuovi.

Lo stato dell’industria italiana. È in questo scenario mutevole che bisogna inserire l’industria italiana di oggi, che sembra finalmente dare segnali positivi nel “presente”: ad agosto infatti ci sono stati numeri da exploit, per quanto meno rappresentativi per lo scarso livello di attività di un periodo tradizionalmente dedicato alle ferie; e anche se a settembre c’è stato un calo del fatturato del 4,6% su base mensile, una ripresa (seppur a rilento) sembra apparire. Se guardiamo i dati su base trimestrale, infatti, i livelli di produzione si mantengono su valori di sostanziale risalita nella media del terzo trimestre 2016, con un aumento complessivo dell’1,2% rispetto al trimestre precedente.

Piccoli segnali positivi. Le performance più positive sono quelle legate agli andamenti delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, dell’attività estrattiva e della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici, ma in generale il motore dell’industria italiana procede a velocità differenziata tra un mercato interno in flessione (-1,5 punti) e un contesto estero in espansione (+1,8 punti), come spiega l’Istat.

Le singole rivoluzioni. Anche l’elenco dei settori in ripresa rivela che la “vecchia” industria è ancora la parte predominante nel nostro Paese, e che in attesa della “grande rivoluzione” ci sono tanti piccoli rinnovamenti da attuare a livello delle singole imprese. Un supporto viene offerto dal portale flli-frigerio.it, che offre soluzioni innovative e di qualità per tutte le applicazioni del manifatturiero. Uno dei settori più interessanti è quello della industria di processo, ovvero gli strumenti a supporto della trasformazione chimico-fisica della materia prima, come tubing, strumentazione di misura e regolazione, elettrovalvole di controllo, strumentazione industriale di misura, analizzatori di gas e liquidi e così via.

L’industria di processo. Si tratta di un ambito che mostra un profilo dinamico nell’industria italiana nel suo complesso, visto che a fine 2014 il volume d’affari complessivo raggiungeva i 3,8 miliardi di euro, consentendo al comparto – analizzando il biennio 2013-2014 – di ottenere un recupero del giro d’affari totale vicino all’8 per cento, ritornando così ai livelli di fatturato espressi nella prima fase della ripresa.

Sociologo e Consulente di Web Marketing digitale, vanta esperienza quinquiennale come Publishier e Web writer con all'attivo collaborazioni online con testate online locali e nazionali [ View all posts ]

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