L’invasione degli “Scec”, la moneta virtuale made in Naples che batte la crisi

ENRICA PROCACCINI

E’ stato ribattezzato la “solidarietà che cammina”. In pochi anni sono stati già “coniati” tre milioni di “pezzi” da un euro che, nell’ipotesi minima, ossia con un solo passaggio di mano, hanno alimentato un giro di affari di almeno 150 milioni di euro, tutto a favore delle piccole e medie imprese. Un piccolo miracolo economico nell’anno settimo della recessione che ha un nome preciso: Scec. Dietro la sigla un meccanismo semplice, una sorta di buono sconto che può arrivare fino al 20% del prodotto acquistato. Ma la differenza rispetto ai voucher tradizionali è che lo sconto può essere riutilizzato dai commercianti per acquistare nuovi prodotti, passando così di mano in mano. E soprattutto può contribuire ad alimentare i consumi. Un sistema che, partito da Napoli nel 2007, sta registrando un vero e proprio exploit anche in altre regioni. Complessivamente, la rete Scec può contare circa 30mila soci, ma il numero è destinato a lievitare ancora. L’idea è nata all’ombra del Vesuvio ed è venuta ad un gruppo assai composito, cinque persone fra cui un medico, un elettricista, uno studente di ingegneria, un grafico, un consulente per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Nessun economista. Scartata l’ipotesi della moneta virtuale, che avrebbe presentato non pochi problemi anche dal punto di vista dell’autorizzazione, l’idea vincente è stata quello dello “sconto che cammina” destinato alle aziende di piccole e medie dimensioni. Esclusi di proposito i colossi della grande distribuzione.  Per i consumatori i vantaggi sono evidenti. “Devi pagare un prodotto 10 euro? Ne dai otto in contenti e poi due Scec da un euro – spiega il medico Luca Vannetiello, tra i promotori dell’iniziativa – Il vantaggio è immediato. Anche per il commerciante che paga le tasse sugli otto euro e che poi può riutilizzare lo sconto in un altro punto vendita”.
Dopo qualche mese di studio, i cinque soci fondatori hanno messo su l’Associazione Masaniello e hanno cominciato a coniare i primi buoni. “All’inizio c’erano i segni delle carte napoletane, un simbolo tipicamente partenopeo – continua il camice bianco prestato all’economia – ma poi siamo cresciuti. Hanno aderito persone e aziende di tutta Italia, da Nord a Sud”. E infatti la Masaniello ha lasciato il posto a una rete molto più ampia, all’Arcipelago Scec, che oggi coinvolge oltre cinquemila aziende su tutto il territorio nazionale.
L’iscrizione è online e gratuita, come la distribuzione degli Scec. Ai commerciati è richiesto, invece, un piccolo contributo di 20 euro all’anno. O meglio, 10 euro più 10 Scec. Sul sito www.aricipelagoscec.it la mappa dei punti di distribuzione dei biglietti. Ma è tutto legale? “Abbiamo chiesto un parere all’Agenzia delle Entrate – risponde Vannetiello – che ci ha dato ampie rassicurazioni. Il nostro futuro è soprattutto nella diffusione. Più Scec ci sono e meglio è per tutti”. Il vero salto di qualità si avrebbe con l’adesione delle pubbliche amministrazioni. Finora ci sono stati contatti con una quarantina di enti, tra cui anche il Comune di Napoli. Ma con l’amministrazione Iervolino, nonostante i contatti fossero partiti proprio da Palazzo San Giacomo, non se ne fece nulla. Idem nel 2011, quando la giunta de Magistris preferì tuffarsi nell’avventura del Napo. La speranza di Arcipelago Scec di sfondare nel pubblico è ora nella Parma di Pizzarotti, con cui i contatti sono già avviati.

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