Bagnoli

«Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino».

 di Giuseppe Cristoforoni

«Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino».

 

Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha detto in un’intervista al Resto del Carlino:L’ambiente è un bene pubblico, ma non possiamo andare avanti con le politiche locali dei no”.

 

Il governo taglia i tempi aggirando le regioni, anticipando la riforma del Titolo V della Costituzione che prevede il ritorno alla competenza esclusiva dello Stato delle materie “produzione, trasporto e distribuzione dell’energia.
L’esecutivo vuole così tagliare i tempi burocratici, aumentare la capacità estrattiva e sbloccare investimenti “di svariati miliardi di euro”.                                                                  Il tutto, secondo loro, per ridurre la dipendenza energetica, sgonfiare la bolletta degli italiani e aumentare i posti di lavoro. Sono infatti molte le contrapposizioni sul territorio nazionale a causa, della contrarietà degli enti locali e dei “comitatini”.
Nel decreto sblocca Italia, che il governo con il C.D.M. ha approvato venerdì 29,         si afferma che verranno “sbloccate” tutte le opere considerate “strategiche”.                                   Ma cosa vuol dire strategico? Un opera è strategica se risponde ad un obiettivo    “alto”, di interesse generale e se ha una prospettiva di lungo termine.                                  Se questa è la definizione possiamo dire che i gasdotti i rigassificatori, le trivellazioni, gli inceneritori la Tav, le nuove discariche, le autostrade,  (queste sono le opere che vogliono realizzare in Italia); sono queste opere strategiche,di interesse generale, ovvero utili?
Per ognuno di questi possiamo affermare fermamente di no!                                                  Renzi con il “pacchetto 12” contenuto nello “Sblocca Italia” fa molto di più.
Questa volta non si parla “solo” di privatizzazione, bensì di obbligo alla quotazione in Borsa: entro un anno dall’entrata in vigore della legge, gli enti locali che gestiscono il trasporto pubblico locale o il servizio rifiuti dovranno collocare in Borsa il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%. Però furbamente” si omette di parlare di acqua!
Se non verrà accettato il diktat, entro un anno dovranno mettere a gara la gestione dei servizi; se soccomberanno otterranno un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi!
Restiamo comunque in fervente attesa della la pubblicazione del Decreto Renzi in Gazzetta Ufficiale, per capirne le norme definitive; In quanto se è come appare,               è il colpo di grazia alla Nazione! L’uccisione definitiva della democrazia.                                                                   Un decreto di gran lunga peggiore degl’altri dove vi è di tutto, e, tutto volto solo a favorire i soliti intrecci particolari, con la scusa di sbloccare la Nazione, a mezzo del solito furto alla Cassa Depositi e Prestiti; contro leggi urbanistiche e PRG locali, volti a sminuire le Soprintendenze, frodando i territori, prorogando le concessioni autostradali. Un decreto sblocca-cemento, regala Demanio; opere imposte come strategiche, di interesse Nazionale, questioni prioritarie contro la volontà dei cittadini, delle Regioni, dei “Comitatini”.                                                                                                                           Lo sblocca Bagnoli a mezzo di un commissario, diretto da “FINTECNA” causa di tutti i mali di Bagnoli ? Questa è mistificazione, una società di Stato che ha fatto fallire una partecipata, si era detto chi inquina paga, a Bagnoli sembra sia l’esatto contrario! Speriamo di sbagliare, per questo attendiamo la pubblicazione del decreto.
Le regioni sono sul piede di guerra  dopo l’ultima provocazione di Renzi contro i “comitatini” locali, rei, secondo il premier, di bloccare lo sviluppo del Paese. Ambientalisti, Comitati, associazioni, istituzioni e politici locali annunciano battaglia in Parlamento e manifestazioni a Roma per cambiare il testo uscito venerdì dal consiglio dei ministri. Nel mirino in particolare la parte che accentra dai territori a Roma il potere di rilasciare le autorizzazioni per “sbloccare” le nuove attività.
Non dimentichiamo che, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale                     la legge elettorale 270/2005, “ Il Porcellum”, quella con cui è stato rieletto da Parlamentari illegittimi “quelli del premio di maggioranza” il Signor Giorgio Napolitano. Grazie al parassitismo dell’opinione pubblica, ai movimenti distrattori, e ad un giornalismo dipendente-parassitario con funzione di controllo per il potere,   non è stata ancora fatta valere la decadenza di tutti gli onorevoli e del capo pro tempore dello Stato. Sono tutti abusivi. Vogliamo far rispettare le conseguenze giuridiche effettive di una sentenza del più alto organo di controllo dello stato in Italia?

L’articolo 90 della Costituzione parla chiaro: «Il Presidente della Repubblica  non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione».
Il Presidente Giorgio Napolitano, difatto, deve rispondere dinanzi al popolo italiano di alto tradimento alla Patria e attentato alla Costituzione. Il Presidente è stato rieletto mentre la costituzione non lo permetteva, e subito ci ha imposto prima il governo Monti senza alcuna consultazione elettorale, poi Letta ed infine Renzi.  Chi ha eletto questi signori non è un monarca, ma un cittadino al di sotto della legge.  Se non fosse così, saremmo sotto dittatura e quindi non più in uno Stato di diritto.
Ma fortunatamente, la Costituzione repubblicana afferma prima di tutto e sopra a tutti che: «il popolo è sovrano».
Infatti, il popolo non ha eletto un Parlamento per poi far fare leggi dettate dai potentati economici stranieri e dalle Holding nostrane; nelle urne gli elettori hanno votato schieramenti diversi, ed apparentemente contrapposti in campagna elettorale. Ma questo è quello che ci ritroviamo. Di fatto una Dittatura!
Se il testo dovesse essere approvato, non vi sarà alcun beneficio all’occupazione, nessuna certezza nella ripresa, ma ancora e solo, enormi danni al territorio allo sviluppo, all’occupazione e alla salute dei cittadini; questi con le loro azioni stanno solo raschiando il fondo per garantirsi gli ultimi euro rimasti, senza alcun vantaggio per niente e per nessuno; senza alcuna ripresa dell’economia.   La ripresa dell’economia dovrebbe essere altro, lavoro diffuso su tutto il territorio, lavoro volto al ripristino dei danni causati dal cosiddetto “Buum  economico” del cui scoppio abbiamo davanti i danni, morte delle aziende, disoccupazione dilagante,  fine dell’assistenzialismo di scambio che ha permesso a molti sì di sopravvivere, di acquistare una casa fatta male ma comunque una casa, ma arricchendo solo e di gran lunga i “Padroni”,la casta e pochi altri “eletti”, con aziende assassine non al passo con i tempi, sviluppo zero, innovazione zero, progresso zero, si è rimasti all’era del fuoco, un fuoco che non si intende spegnere per continuare a favorire i pochi; uno stato succube di una economia assistita, parassita e garantita, per cui lo “Stato” ha sempre legiferato per garantirne l’esistenza, una economia basata sul furto allo stesso Stato a mezzo di mazzette , favori, assunzioni-scambi, tutto senza progresso, tutto volto al non emanciparsi, al non progredire, restando succubi al petrolio, ai suoi derivati, tutto senza emanciparsi dal modo di produrre od approvvigionarsi di energia, tutto restando fedeli sudditi ai “petroldollari”, salvatori della patria e grandi alleati di coloro i quali ci lasciano giocare con loro al “risiko” mondiale, permettendoci di produrre e vendere armi con le quali i popoli si distruggono, e poi noi con gli altri ricostruiamo, in percentuale, esportando la nostra  cosiddetta “civiltà”

Ricordando l’articolo 1 della Costituzione:

<<L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.>>

Il diritto di resistenza è quindi implicitamente accolto dalla nostra Costituzione, in quanto rappresenta il principio della sovranità popolare, che è la base di tutto il nostro Ordinamento giuridico.

La sovranità và esercitata in modo diretto attraverso i fondamentali diritti di libertà, garantiti espressamente dalla Costituzione, ed in modo indiretto attraverso lo Stato- apparato, la cui attività non può essere in contrasto con la sovranità popolare; pertanto, quando lo Stato esprime una volontà contraria a quella del popolo, spetta a questo,  quindi ai cittadini, riappropriarsi della sovranità per ripristinare la legalità  e per difendere le Istituzioni democratiche.

In pratica, quando il Governo, pur instauratosi legalmente agisce al di fuori

della propria legittimazione, i cittadini, che sono gli effettivi titolari della sovranità possono, anzi devono, attivarsi per ripristinare la legalità violata.

Se non fosse consentito ai cittadini di ricorrere alla resistenza, quale estremo rimedio per ripristinare la legalità violata, il principio della sovranità popolare sarebbe di fatto privo di significato. Pertanto, la resistenza dei cittadini è uno strumento fondamentale, seppure eccezionale, di garanzia dell’Ordinamento Costituzionale, anche se non è espressamente stabilita.

Visto che ciò che è implicito nell’articolo 1, è disatteso in quanto soggetto ad interpretazione, propongo (e non solo provocatoriamente) di inserire a mezzo referendum (quindi con raccolta di 800.000 firme) il Diritto di Resistenza nella Costituzione, così come fu concepito da Giuseppe Dossetti nel progetto della stessa: al 2° comma dell’articolo 50, vi era la seguente disposizione,

 

“Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”.

 

L’articolo come è noto fu rigettato!

 

Oggi più che mai è viva in tutti noi l’esigenza di difenderci da scelte scellerate che quotidianamente vengono prepotentemente calate sulle nostre vite, è ora di dire basta, continuiamo a farlo in modo civile, chiediamo tutti uniti un referendum per introdurre  il Diritto di Resistenza nella Costituzione!