L’INTERVENTO. Ma al Sud serve proprio il federalismo?

L’INTERVENTO. Ma al Sud serve proprio il federalismo?

Quando venne approva la modifica dell’art. 80 del Codice della Strada portò l’obbligo di revisionare gli automezzi in tempi più ristretti e fece mugugnare più di uno e sicuramente tutti pensarono fosse una norma esclusivamente volta all’ulteriore rastrellamento di denaro da parte dello Stato. Con il tempo però, credo, ne abbiamo capito l’importanza anche perché ci ha costretto, o quanto meno indirizzato, al rinnovo del parco mezzi nazionale con minore inquinamento e maggiore sicurezza nelle strade.
In parallelo questo non accade per la nostra costituzione se non con tempi biblici e corpose pause d’intervallo tra una legge costituzionale e l’altra. Comprendo perfettamente che in questo momento storico, in relazione alla compagine parlamentare risultata eletta a noi di sinistra l’argomento possa far venire non pochi dolori di pancia. Ma non riesco a trattenermi in relazione alla drammaticità degli scenari che l’autonomia differenziata apre ai miei occhi. Si noti che pur essendo un meridionalista convinto non voglio affrontare questo problema dal punto di vista economico anche se ritengo che l’ingordigia e l’incapacità a mantenere il volume di spesa pubblica delle regioni del nord attuale sia il vero motore di queste richieste. Voglio affrontare il problema con una visione più ampia. Il primo quesito che mi pongo è se frammentare politiche nazionali alla luce della globalizzazione mondiale sia effettivamente una soluzione corretta e duratura. La risposta è un secco NO! Pensate ad un’Italia frammentata nelle scelte ambientali. Potrebbe capitare che sostanze ritenute inquinanti in una regione non vengano considerate tali in altre per cui la costruzione di prodotti o macchinari utili al loro smaltimento nelle regioni che lo prevedano lieviteranno in costi ed in loro danno. Per ipotesi si può immaginare che una sostanza chimica in Lombardia non sia considerata dannosa e quindi sverzabile nei fiumi con trattamenti blandi o nulli e produca danni immensi alle spiagge dell’Emilia Romagna o che quest’ultima sia costretta anche allo smaltimento di quelle sostanze.
Dal punto di vista della delega sul lavoro le amministrazioni decentralizzate potrebbero creare occulti incentivi agli industriali, mascherati da aiuti alla classe operaia favorendo il rafforzamento della morsa della globalizzazione, eludendo così la normativa europea che li vieta, o facendo contravvenzionare l’Italia dall’Europa e quindi, comunque, danneggiando ulteriormente le zone depresse del Meridione.
Eviterò di parlare di istruzione perché il ministro Di Maio ha dichiarato di aver ritirato la delega. Sulla sanità si dovrebbe stendere un velo pietoso specialmente a Reggio Calabria ove mi pare stiamo vivendo un nuovo periodo da Legge Pica. Infatti questo governo ha commissariato i commissari (che già da se la dice lunga) e gli ha dato mandato di effettuare ulteriori tagli. Ma possibile nessuno si domandi perché a Reggio Calabria non si sono mai trovati soldi per creare laboratori pubblici di analisi negli anni pregressi e quindi si è favorito il proliferare dei più costosi laboratori privati. Per una tac in ospedale ci sono stati periodi in cui le attese erano anche di sei/otto mesi e sempre qualche tempo fa, in intramedia (cioè sempre nello stesso ospedale con gli sessi medici pubblici – pagati quasi come privati – e con gli stessi macchinari pubblici) nel giro di un mese, due la potevi fare ma se andavi dal privato convenzionato te la facevano subito. Per non parlare delle analisi del sangue personalmente, abitandoci dal 1985 proveniente da Roma, non ricordo di avere usufruito mai di tale prestazioni dal servizio pubblico e se qualcuno mi chiedesse informazioni avrei difficoltà ad indicargli la struttura pubblica ove farle, segno lampante della loro assoluta inconsistenza da sempre ovvero nessuno ha mai investito denaro pubblico nei laboratori pubblici di analisi di Reggio Calabria creandoli e cercando di dare loro uno standard di efficienza.
Ripercorrendo gli argomenti traspare che la frammentazione politica ed economica che indurrà l’autonomia differenziata regionale negli anni farà lievitare i costi di gestione pubblica ritengo che ad esempio la Consip si troverà limitata nell’operato e solamente per le regioni che non avranno richiesto l‘autonomia differenziata ne usufruiranno. Inevitabilmente questa avrà una ricaduta sempre più pesante sui beni primari prodotti e quindi oltre alla sanità ad esempio anche l’agricoltura diventerà ancor più competitiva ed industrializzata al nord e sempre più povera al Sud. In merito a questa situazione l’unico tipo di difesa che il Sud può applicare nel tentativo di far riemergere le attività agricole ed industriali meridionali dandogli un minimo di competitività sarebbe l’applicazione del pedaggio, almeno ai mezzi pesanti, sull’autostrada ex del Sole tale iniziativa è stata sempre osteggiata con la frottola che le merci del sud avrebbero avuto più mercato al nord, quando questo è esattamente il contrario.
Mi permetto una divagazione pensando a quanto appare romantico e completamente offuscato il pensiero di Gramsci che immaginava una aggregazione tra operi del nord ed agricoltori del sud, si starà rivoltando nella tomba vedendo tale e tanta volontà disgregatrice!
Proseguendo nel ragionamento l’Italia dopo l’autonomia differenziata non avrà grandi motivi di esistere perché i suoi poteri sono già stati attenuti dall’Europa immanentemente verranno violentati da questa autonomia differenziata e quindi che senso ha chiamarla ancora Nazione?
Tra l’altro l’autonomia differenziata, alla luce di un auspicabile avanzamento del percorso europeo, che senso ha di esistere? Se nei prossimi anni l’Europa avocasse a se proprio le materie dell’autonomia, come si troverebbe l’Italia? Potrebbe accettare lo stesso o dovrebbe bloccarne il percorso non potendo acconsentire prima del decorso dei due lustri? O le regioni verrebbero messe nell’incapacità di normare e di agire amministrativamente!
Quindi quanto l’autonomia differenziata si amalgama al percorso europeista? Quanto è conveniente? E quanto i nostri padri costituzionalisti nel 1949 potevano immaginare uno scenario del genere quando la scrivevano?
La nostra Costituzione purtroppo mi appare inadatta ai tempi nostri e non studiata per questa nostra attualità dove la globalizzazione non riesce ad essere contrastata da nessuno e purtroppo la revisione della Costituzione, a mio giudizio, doveva essere cadenzata con maggiore frequenza per rimanere al passo con gli eventi storici ed economici, invece d’aver mantenuto in una sorta di bolla l’Italia negli ultimi 30 anni e credo anche che le revisioni costanti avrebbero cancellato nel tempo la nascita di questo federalismo che oggi nel pensiero di molti del nord compresi i politici leghisti vuole essere a solidale, egoistico per i soli territori di quelle regioni.

Massimo Cogliandro

Referente Partito del Sud Reggio Calabria

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