LETTERA / IL SUD DEVE DIVENTARE IL FARO EUROPEO DELL’AFRICA CHE CRESCE

LETTERA / IL SUD DEVE DIVENTARE IL FARO EUROPEO DELL’AFRICA CHE CRESCE
di Claudio Panarella

Avvocato internazionalista – Presidente Icri

L’indipendenza della Tunisia, che fu a lungo protettorato francese, quest’anno ha compiuto sessantadue anni. E Napoli ha celebrato l’evento venerdì 21 giugno a Villa Domi,con un ricevimento organizzato dal Consolato tunisino per le Autorità e gli amici di Tunisi. Festa preceduta, tra l’altro, da un seminario a cui hanno partecipato delegazioni commerciali tunisine e in cui si son avuti interscambi concreti.Il tutto coronato nella stessa serata dallo spettacolo di M’ Barka, cantante di fama internazionale, che si è esibita in una performance di straordinaria allegria e professionalità.

C’ero anche io, che da anni svolgo funzioni di consulente del Consolato. Ed in quella occasione ho avuto la possibilità di meditare sul dibattito avviato con l’intervista ad Adolfo Bottazzo, pubblicata da Ilsudoniline di recente. Le dichiarazioni amare – eppure di estremo interesse perché molto vere – circa lo smarrimento di cosa siamo e quanto valiamo, come Mezzogiorno e come Napoli, come classe dirigente di un Paese che rischia la deriva… Beh, pur condividendo nella sostanza quanto detto dal vice presidente di Confindustria Caserta, vorrei aggiungere anche io la mia: credo che tante volte dovremmo guardare a noi stessi con gli occhi di chi ci osserva da fuori. Da non lontano. Gli occhi dei Tunisini ad esempio, che da sempre hanno saputo intrecciare da legami commerciali e culturali con gli altri “condomini del Mediterraneo”. E innanzitutto con gli italiani del Mezzogiorno.

Prima, però, facciamo un passo indietro.

PERCORSO STORICO

Nel XIX secolo la Tunisia fu il primo paese arabo ad avere una costituzione e ad abolire la schiavitù. Nell’aprile 1956 Habib Bourguiba diventa il primo Capo del Governo Tunisino. Dopo aver proclamato la Repubblica Tunisina il 25 luglio 1957, HabibBourguiba ne diviene il Primo Presidente.Nel 1991apre il 1°Consolato di Tunisia a Napoli, avviando il consolidamento dei legami di amicizia tra la Tunisia e Napoli, sviluppando progetti di cooperazione e di gemellaggio con le Istituzioni e gli Enti locali, in vari campi economico commerciale, culturale, medico, giuridico.Ed è per tale motivo che l’attuale Console di Tunisia a Napoli, la Signora Beya Ben Abdelbaki (tra l’altro è la prima donna console inviata a Napoli), è divenuta una parte integrante della società napoletana. Lo attestano numerose occasioni di incontro e di presenza in tante attività, organizzati anche dalla società civile, alcuni dei quali in fattiva collaborazione con l’Istituto di Cultura e relazioni internazionali (Icri).Una fitta attività che fanno del Consolato di Tunisia un esempio di diplomazia attiva, volta alla concretizzazione di progetti in tempi brevi, e un presidio di incessante attenzione nel divulgare la conoscenza della Tunisia in tutte le sue bellezze.Senza trascurare le opportunità che la Tunisia offre agli investitori ed operatori economici italiani, in uno con la Cooperazione Italiana.

Pochi sanno che intanto si è registrata una tendenza all’aumento significativo di cittadinimeridionali che decidono di trasferirsi in Tunisia per avvantaggiarsidel valore della loro pensione al cambio locale e al costo della vita tunisino, di gran lunga inferiore a quello italiano. Posso attestare che il Consolato di Tunisia a Napoli è impegnato costantemente con le Istituzioni locali affinché la colonia tunisina – residente in Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Molise – continui a dare il proprio contributo nella vita sociale di appartenenza cittadina, finalizzato ad una sempre maggiore aiuto alla concreta integrazione.

NUOVA MISSIONE

Ecco, dovremmo tenete maggiormente presente questa realtà che, evidentemente, non riguarda solo la Tunisia, ma l’intera area del Maghreb. Sono d’accordo con Bottazzo. Il Mezzogiorno non ha bisogno di incentivi ma di ritrovare le sue radici identitarie.Soprattutto deve individuare una missione in cui credere, e darsi una visione del ruolo da svolgere nel mondo che cambia. Occorre tenere nel dovuto conto la funzione che ci viene richiesta, da grande area europea moderna quale siamo, fondamentale riferimento per l’Africa che vuole crescere.

Del resto il raddoppio del Canale di Suez ha aperto prospettive di sviluppo commerciale e logistico molto interessanti nel breve termine. Ci hanno creduto i Cinesi, che fanno giungere nel Mediterraneo le estreme propaggini della nuova Via della Seta. Il Sud deve diventare il faro europeo dell’Africa che vuole crescere. Perché non dovremmo credere in questa missione proprio noi, il popolo che da millenni abita le coste più vicine alla sponda Sud dell’Europa?

Link all’intervista al Dottor Bottazzo:

https://www.ilsudonline.it/mezzogiorno-per-fare-sviluppo-gli-incentivi-non-bastano-serve-una-nuova-classe-dirigente-parla-adolfo-bottazzo-confindustria-caserta/

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