Lettera aperta a Papa Francesco. La salvezza del nostro mondo è nella fede.

Caro Papa Francesco, ti scrive una fedele poco propensa a seguire ogni domenica la bella e giusta abitudine della messa domenicale. Eppure, da quando avete cominciato la celebrazione della Messa da Santa Marta, puntualmente, ogni mattina, l’ho seguita. Un numero lunghissimo ma finito di giorni, visto che l’ultima messa mattutina, in diretta TV e in streaming online, sarà da Voi celebrata lunedì 18 maggio “alle ore 7:00, nella cappella della tomba dei San Giovanni Paolo II, nella basilica vaticana, in memoria del centenario della nascita di Papa Wojtyla”.

Occorre dire che, In verità, nessun Papa prima di Voi ha sostenuto il peso e la dolcezza di entrare con tanta semplicità nelle nostre case. Semplicità: niente orpelli, messe cantate, statue di grandi artisti; soltanto le parole pronunciate dalle suore Vincenziane e da un sacerdote, di cui non conosco il nome, che hanno letto passi dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli. Una semplicità dovrei dire Francescana , benché voi siate entrato, giovanissimo, nella Compagnia di Gesù, divenuto prima vescovo e poi provinciale dei gesuiti.

Tornando alle Vincenziane (che bello vedere delle donne partecipare attivamente nella liturgia), ricordiamo che da più di quattro anni è suor Stefania a preparare la Messa celebrata da Voi e come, nel sabato della quarta settimana di Pasqua, abbiate ricordato la memoria di Santa Luisa de Marillac, pregando per le suore vincenziane le quali aiutano Voi e quanti vivono a Casa Santa Marta e, cosa molto importante, gestiscono il dispensario pediatrico che è in Vaticano.

Con la presenza mattutina di questi giorni difficili, le Vostre celebrazioni liturgiche sono state seguite ogni giorno anche dai cattolici in Cina e pochi potranno dimenticare quella preghiera «in tempo di pandemia» laddove Voi, Vescovo di Roma, il 27 marzo sul sagrato della Basilica, davanti a una piazza San Pietro vuota e battuta dalla pioggia, avete chiesto l’intercessione presso Dio per la salvezza dal virus nel mondo.

Sono convinta che abbiate ragione quando sostenete che “lo Spirito Santo fa crescere la Chiesa ma dall’altra parte c’è il cattivo spirito che cerca di distruggerla: è l’invidia del diavolo che utilizza a questo scopo il potere mondano e i soldi.” Terribile questo potere mondano del denaro da cui troppe persone, specialmente quelle vicine a chi detiene il potere fisico – sociale, è attratto.

A questo proposito le parole che avete riportato del Profeta Daniele: “A te, Signore, conviene la giustizia; a noi, la vergogna” (cfr v. 7). In riferimento al peccato, per la cui contrizione occorre provare un sentimento di vergogna: “Io mi vergogno di avere fatto questo. Ti chiedo perdono con vergogna”. Voi sostenete che: (…) la vergogna per i nostri peccati è una grazia, dobbiamo chiederla: “Signore, che io mi vergogni”. Una persona che ha perso la vergogna perde l’autorità morale, perde il rispetto degli altri. È uno svergognato. Lo stesso accade con Dio: “A noi la vergogna, a te la giustizia”.

Purtroppo dobbiamo annotare, Caro nostro Pontefice che proprio il sentimento della vergogna è venuto a mancare da tempo nel mondo. Abbiamo smesso di provarla, a tutti i livelli, specialmente “ai piani alti”, tra i governanti globali che con l’economia e il denaro convivono da tanto, per cui, forse, non si rendono conto come Satana (che esiste) e il denaro, siano “amici intimi”, assieme alla vanità e al desiderio di potere.

-“A noi la vergogna. La vergogna sul volto, come oggi. “Signore – continua [Daniele] – la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri principi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te” (v. 8).” Ma è venuta proprio a mancare. Quanti, difatti, uomini di potere, si vergognano mai delle loro azioni e riflettono su di esse? Non ci sarebbe (ancora), la fame e la sete nel mondo, non ci sarebbe (ancora), la guerra, non ci sarebbe la mortalità infantile e “i piccoli” che Gesù tanto amava, non sarebbero (ancora), soggetti a maltrattamenti di ogni tipo, anche i più terribili.

Voi ci avete portato la liturgia in casa, pazientemente, ogni giorno, anche quando eravate raffreddato e nascondevate (potendo) la tosse e la stanchezza. Avete precisato che non si tratta di un apparato “mondano” piuttosto che: «quando parlo di liturgia mi riferisco principalmente alla santa messa. Quando celebriamo la messa, non facciamo una rappresentazione dell’Ultima Cena». La messa «non è una rappresentazione; è un’altra cosa. È proprio l’Ultima Cena; è proprio vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo».

Ci avete ricordato che “abbiamo un Padre”, che lo è proprio per tutti, anche per l’ultimo, dimenticato uomo della terra. Anche per il miscredente e il peccatore. Proprio per tutti.

Di questo Vi ringrazio, davvero affettuosamente. Nella speranza che la Vostra Voce sia risuonata chiara “proprio in tutti”, dal momento che in Italia, laddove c’è Roma ed il pontefice, siamo una Repubblica democratica laica e aconfessionale, senza cioè una religione ufficiale, per cui sembra più facile che un italiano dimentichi la fede professata dai propri padri, per seguirne un’altra, piuttosto che accada il contrario.

Sì: quanti dei nostri giovani leggono i Vangeli? Quanti danno anche soltanto uno sguardo, alla Bibbia? Quanti, anche soltanto per una curiosità umana, indagano sulla figura di Gesù? Pare più facile andare a leggere il Corano, laddove vi si ritrovi (opportunamente), una traduzione “faccia e fronte”. E convertirsi.

Di chi la colpa? Nostra, evidentemente. Dobbiamo fare come Voi ci avete indicato: professare apertamente la nostra Fede, come ci spiegato nel corso delle Vostre liturgie mattutine, con “schiettezza” e con la preghiera: – “E la preghiera è forte. Gesù lo ha detto: Io vado dal Padre, e qualunque cosa chiederete nel mio nome al Padre, la farò, perché il Padre sia glorificato”. Così va avanti la Chiesa, con la preghiera, il coraggio della preghiera, perché la Chiesa sa che senza questo accesso al Padre non può sopravvivere.”

Giusto: altrimenti rischiamo di dovere credere alla “profezia di Malachia “ secondo cui ci stiamo avviando a conoscere l’ultimo Papa, lasciando spazio, altro che alle mascherine contro il coronavirus sul volto delle donne: al burka.

Bianca Fasano.

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