Caro direttore,

il sismografo della politica forense  da ormai anni mesi e settimanalmente , quasi quotidianamente da segnali di sciami  sbalzi scossoni e sussulti ma mai nessun esperto recepisce ed interpreta i segnali. Non c’e’ Avvocato  che alle discussioni o semplici chiacchiere da tribunale sembra più disposto a star tranquillo, dietro il proprio malessere quotidiano. Da poco eletti i Coa ( ma per solo poco tempo ) già si ripreparano liste e candidati ma mai nessuno che  lanci idee, proposte, programmi concreti realizzabili. E mentre il carosello degli eletti sembra orientato verso la confusione nel trovare una strada , ogni Avvocato guarda avanti, guarda altrove, in cerca di un nuova prospettiva di lavoro, di una nuova identità, di un nuovo percorso di vita dignitosa. Lo fan più i medi adulti e grandi avvocati ( di età si intende ) che i giovani ancora ignari del futuro basato su una strada liquida che muta, involge, disinteressa e, spesso, spiazza, ma che vedono ancora come divertente ( avendo i genitori e nonni alle spalle che li finanziano sorridenti ) . La gloriosa Toga cui da giovani si ambiva e si raggiungeva dopo almeno 10 anni ( 4 di pratica e 6 da procuratore ) potrebbe tranquillamente trasformarsi, nei prossimi anni, nel lavoro legale d’Agenzia e Commissioni  (idea lanciata, alcuni anni or sono da chi ha permesso l’ apertura per strada dei negozi Punto Legale), programma questo di un’area politica che di fatto liberalizzando la professione l’ha naufragata.

Nel frattempo, la Politica Forense invece di valutare il gran materiale da analizzare e valutare esce fuori sol con candidati pre elezioni quasi come quelle politiche. Non c’e’ chi si adoperi, o pensi, da tempo, ad una forza di campo che possa dare agli Avvocati un peso reale e politico nuovo, modello che coaguli le mille associazioni forensi  di quella costellazione da microcosmo,  per riaffermare quei valori che questa professione e le sue più alte cariche sembrano aver dimenticato. Basta vedere i congressi Nazionali svolti in tono minore dove le tante sigle annunciano di non essere disposte più ad alcun sacrificio ma a fine congresso cenano felici e contenti che tutto è terminato. L’importante non è più offrire qualche idea nuova e lasciarla poi perire nel cassetto. I 200.000 Avvocati non si sentono più rappresentati o stimolati. Occorrono persone capaci, leader carismatici veri, abili manager modello Confindustria che coordinino tutti sotto un nuovo simbolo associazionistico, un nuovo stendardo più efficace, più moderno, attorno al quale stimolare e poi radunare gli Avvocati facendogli intravedere una strada . Proprio come chiedono le tecniche di mercato. Espandere e modificare le politiche forensi offrendo nuove idee ma realizzabili, per rimettere in pista classi di migliaia di Avvocati usurati dall’immobilismo dei loro rappresentanti ma che hanno un peso sociale e politico enorme . Una ricetta semplice ma pericolosa. Siamo una Classe sociale, paradossalmente forte ,che discute in Tribunale con Giudici e Controparti ma non riesce più a mettersi seduta alla stessa tavola per far colazione insieme e programmare concretamente.

Claudio Panarella,
avvocato e presidente ICRI