Leggende di Napoli. Il diavolo-maiale che fece costruire la Basilica alla Pietrasanta

Leggende di Napoli. Il diavolo-maiale che fece costruire la Basilica alla Pietrasanta

C’è un diavolo-maiale all’origine della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, che da quasi duemila anni s’innalza maestosa nel centro storico di Napoli, a due passi da via dei Tribunali e da San Domenico, là  dove una volta sorgeva l’acropoli.
Voluta nel 553 dal vescovo Pomponio, è considerata la più antica chiesa napoletana dedicata alla Madonna. La sua costruzione è legata a una curiosa leggenda: quella di un diavolo incarnato in un maiale, che tutte le notti appariva nella zona tra piazza Miraglia e il centro antico spaventando gli abitanti con i suoi grugniti infernali.
Questa presenza malvagia sarebbe stata attratta dai resti di un antico tempio di Artemide (Diana per i latini), dea della caccia nella mitologia pagana, il cui culto era riservato alle donne.Diana proteggeva in particolare le partorienti, gli animali selvatici, le fonti, i boschi, le vergini. Era una salvezza per le ragazze che, non volendo accettare un matrimonio infelice, potevano scegliere la castità diventando sacerdotesse a custodia del tempio. Gli uomini, naturalmente, non gradivano questa via d’uscita.
Con l’avvento del cristianesimo, le donne che ancora veneravano la dea furono chiamate dianare o janare,  cioè streghe.
Accusate di servire il demonio,  le janare venivano allontanate dalla città.
Una notte di quel 553, mentre per la strada il porco indiavolato fracassava a testate porte e finestre, al vescovo Pomponio apparve la Madonna. «Se vuoi far cessare questo pandemonio e cacciare per sempre il diavolomaiale devi costruire, sopra il tempio di Diana, un santuario consacrato a me», disse Maria al vescovo. E lui obbedì. Ma il maiale non scomparve del tutto. Sulla torre campanaria, anch’essa tra le più antiche d’Italia, si trovano ancora teste di suino scolpite nel marmo, tornate alla luce durante gli scavi del tempio pagano.
La memoria del suino rimase anche nella festa della Porcella, che continuò a essere celebrata, ogni mese di maggio, per oltre mille anni. L’usanza voleva che l’abate di Santa Maria alla Pietrasanta, per ringraziare la  Madonna che aveva scacciato il diavolo-maiale, sgozzasse nel duomo di Napoli una grossa scrofa
offerta dai fedeli, e, dopo averla arrostita, la portasse in dono all’arcivescovo della città. Questo rituale avrebbe esorcizzato il male e fatto trionfare il bene. Fu abolito nel 1625, perché ritenuto improvvisamente
pagano e indecoroso.

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