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“Eravamo 950, quaranta o cinquanta bambini, 200 donne e gli altri tutti uomini. Io ed altri ci siamo salvati perché eravamo in coperta gli altri sono annegati ma molti altri sono rimasti prigionieri nelle stive del barcone perché i trafficanti avevano chiuso i portelloni per impedirgli di uscire e sono finiti in fondo al mare”.  Quella di ieri è una tragedia senza precedenti, un orrore senza li miti. Per tutto il giorno si è parlato di almeno 700 morti. Ma secondo il racconto dell’unico testimone che fino a ora ha parlato sarebbero molti di più: oltre 900. Non ci avevano messo molto i mezzi aerei in ricognizione a trovare il barcone da cui era partita la richiesta di aiuto, una vecchia carretta del mare, un peschereccio di trenta metri straripante di uomini, donne, bambini, intere famiglie. Alla vista dei soccorsi l’agitazione dei corpi ha fatto sì che il peschereccio si ribaltasse.

«Chiediamo di non essere lasciati soli», scrive il Corriere della Sera nel resoconto sulla conferenza stampa di Renzi; «II problema non è il controllo del mare ma debellare la nuova piaga dei trafficanti di uomini, i nuovi schiavisti del XXI secolo»; «Queste persone si salvano soltanto se non vengono fatte partire»; «Chiediamo un consiglio straordinario europeo perché è impensabile che non ci sia un sentimento di vicinanza, di solidarietà che l’Unione Europea ha mostrato in altre vicende». Matteo Renzi, tornato a Roma di corsa, ed ha contattato le autorità in merito per indire un vertice entro giovedì. II capo dello Stato Sergio Mattarella ha detto: «La morte di centinaia di profughi manifesta la totale insufficienza delle iniziative assunte
fin qui dalla comunità internazionale rispetto alle conseguenze delle guerre, delle persecuzioni, delle carestie che flagellano tanta parte dell’Africa e del Medio Oriente». E il presidente del Senato Pietro Grasso aveva parlato della necessità di un «maggiore impegno dell’Europa» e di «una nuova politica di asilo dopo questa immane tragedia».

Un’operazione di polizia internazionale per mettere sotto controllo le spiagge e i porti della Libia. È l’opzione più efficace, diventata oggetto di trattativa con gli altri Stati membri, per arrivare a un intervento comune e così tentare di bloccare il flusso delle partenze che rischia di avere dimensioni sempre più grandi, dunque di diventare sempre più rischioso. L’unica strada ritenuta percorribile in questo momento è quella di un intervento che miri a stroncare le organizzazioni criminali. La situazione attuale non consente di avviare alcuna trattativa con le autorità libiche, anche perché ci sono due governi che rivendicano la propria titolarità e soprattutto bisogna tenere conto dei miliziani che tentano di impedire qualsiasi negoziato. Qualcosa potrebbe cambiare se davvero, come sostiene da un paio di giorni il mediatore dell’Onu Bernardino León si riuscirà, «entro breve a creare un governo di unità nazionale».
“Dobbiamo dichiarare guerra agli scafisti”. Non a parole, ma distruggendo i barconi nei porti, combattendo i criminali che spingono i profughi in mare. “Stavolta agiremo con la partecipazione più larga possibile. Nessuno, a cominciare dall’ Europa, deve avere più alibi”. Dunque, l’opzione è quella militare, aggiunge Repubblica. “O di polizia internazionale perché i negrieri che fanno base in Libia vanno colpiti come fossero .un’organizzazione mafiosa”, spiegano il sottosegretario ai servizi Marco Minniti e il direttore dell’intelligence Giampiero Massolo durante il vertice a Palazzo Chigi. Ma lo scoglio dell’Onu non è semplice da superare. Per questo Renzi si attacca al telefono nel pomeriggio e chiama i leader mondiali. Una Libia non più fuori controllo è la condizione indispensabile per avviare qualsiasi operazione che confidi in qualche successo. «Il blocco navale perciò è illegittimo. È una dichiarazione di guerra non contro gli scafisti ma contro uno stato — è il ragionamento di Renzi